Yesterday's Dream

Di quando Girliegirl nota un serissimo ricercatore alla laurea dell'amica Martina, e decide di importunarlo. Con un certo successo.

Di un cinema, di una serata tra amici, di un pompino.

Di incomprensioni, di telefonate e di una scopata non troppo appagante.

Ma tu quando ti laurei?

Solita solfa, ogni volta che si laurea qualcuno mia madre attacca una lamentazione critico disfattista del tipo "Naturalmente tu non sei buona a nulla, tutti gli altri esseri umani del pianeta sono meglio di te. Probabilmente anche qualche sub-umano. Certe scimmie sono molto evolute, e danno ai loro genitori delle belle soddisfazioni".
Non importa, sono anni che non ascolto quello che dice. Faccio dei cenni casuali con la testa ed esco: c'è la laurea di Martina e conto di stonarmi subito dopo.


Martina ha la voce spezzata dall'emozione, la mano che trema come un pendolino in curva e non si capisce se stia indicando qualcosa sulla lavagna luminosa o stia tentando di uccidere un moscone con la Bic. Che caduta di stile, presentarsi alla seduta di laurea con una Bic. Ha perso tutti i punti guadagnati per aver fatto rilegare la tesi nella stessa sfumatura di grigio del tailleurino.

I professori non l'ascoltano, la madre trattiene la lacrima, il padre sorride soddisfatto. Soddisfatto di cosa? Se avremo fortuna, finiremo a fare fotocopie nel sottoscala.

Il relatore sfoglia la tesi, badando bene a non perdere il foglino con la domanda prestabilita: "Signorina… vuole parlarci del principio della ceppadiminkia?".

I soliti amici.
Qualcuno s'è messo in giacca e cravatta, con l'aria dell'orfanello vestito a festa. No, non vi s'adotterà nessuno, siete impacciati, maldestri e a venticinquanni suonati non avete ancora sconfitto l'acne.

L'assistente non è male; non ho seguìto il suo corso ma so qualcosa da Martina: laureato summa cum laude, campano forse di Salerno, ventisette/ventotto anni (stima).
Si chiama Leonardo.
Fine della radiografia.

Armed and dangerous

Sono andata in facoltà e ho raccolto info su Leonardo.
Con la discrezione che mi contraddistingue: "Lo conosci? Lo conosci? Lo conosci? Esce con qualcuno? Una donna? Un uomo? Una capretta?".

Intanto ho deciso che assomiglia vagamente a Matthew Fox di Lost.
Sono ufficialmente in caccia :))

Bersaglio individuato

Ok, sono qui nel corridoio, in attesa.
Lo faccio o non lo faccio?
Le porte chiuse mi mettono ansia.
Cammino avanti e indietro come una rimbambita quando un cretino spalanca la porta con la forza di venti braccia e si catapulta nel corridoio.
E l'esercitatore mi vede.

- Entri, signorina.
Ecco, entro.

Ho letto sul sito il programma e ho pronta una bella domandina.
Come sono astuta! :D
Mi siedo di fronte alla scrivania e Leonardo parte in quarta con una spiegazione che non ascolto, un po' perché ho fatto una domanda cretina (non sono poi così astuta) e un po' perché sto fissando la sua testa china sul foglio.

Si alza per salutarmi e aprirmi la porta.
- Grazie, professore.
Gli stringo la mano.
- Di niente, e torna se hai bisogno di altro.

È passato al tu, e non mi lascia la mano. Anzi, mi tira a sé.
- Ma tu non sei nel mio corso.
Oh oh.

Credo che la mia faccia stia lentamente assumendo il colore delle poltroncine dell'università, rosso rubino, un colore che mi sta malissimo.

Però la mano ancora non l'ha lasciata.
Non ho il coraggio di sollevare lo sguardo da terra, non so cosa fare.
Sa di avermi messo in imbarazzo e si gode la situazione.
Mi sembra quasi di sentirlo ridacchiare.
Alzo gli occhi e gli vedo il mento.
Ma quanto è alto?!?
E sta davvero ridacchiando.
Bastardo. :|

Non mi lascia andare.
Saranno passati trenta o quaranta minuti, senza esagerare, sto iniziando a sperare che la mia mano disperatamente sudata scivoli via come una triglia e nel frattempo si apra una voragine nel pavimento affinché io possa sprofondare almeno sino al secondo interrato, il piano delle cucine della mensa e ricovero dei reietti che fanno figuracce come me.

Mi bacia.

Veramente ha solo appoggiato le sue labbra sulle mie, ma io sto pensando alle cucine della mensa e reagisco con il calore dei cigni di ghiaccio dei pranzi di matrimonio. Se non siete mai stati a un pranzo di matrimonio coi cigni di ghiaccio, siete dei reietti pure voi.

Ohi, il prof ti sta baciando.
Come osa?
Deve aver intravisto dell'interesse da parte mia.
Oh.
Allora lo bacio? :)

Non è male.
Intanto mi ha stretta in un abbraccio tipo cobra, che se non avessi il push-up in ghisa riuscirebbe a farmi un elettrocardiogramma a pelle, poi mi tiene una mano sulla nuca e sembra un primo piccolo gesto di possesso che fa ben sperare.
Infine potrei quasi scommettere su un principio di erezione, e questo fa sperare ancora meglio.

Potrei aprirgli la camicia e accarezzarlo, e lui potrebbe fare altrettanto. Dopo aver domato il push-up in ghisa.
Potrebbe slacciarsi il primo bottone dei jeans e invitarmi a slacciare i successivi.
Potrei inginocchiarmi e leccarlo come un ghiacciolo cola-limone.

Oppure un cretino potrebbe bussare alla porta urlando "Leeeo, ci seei?" (ma questo corridoio è il pascolo degli imbecilli? Sembra si siano dati appuntamento tutti qui fuori) e ci scostiamo l'uno dall'altro e adesso è imbarazzato anche lui.
Chissà se limonarsi le studentesse è reato.
O comunque una pratica che non lo metterà in buona luce e la cattedra se la scorda (tanto te la scordi lo stesso, non li leggi i giornali?). Mi sa che sta pensando qualcosa del genere, perché apre la porta e mi butta fuori.

- Signorina, l'orario di ricevimento è martedì alle 11:30, purtroppo adesso non ho il tempo di riceverla.
Peccato non abbia tempo, io l'avrei ricevuto volentieri.

E altrettanto volentieri mi riceverebbe il suo collega, che ha l'aria di uno che sta per mettermi le mani sul culo e si offre generosamente di dedicarmi il pomeriggio.
No, grazie.
Sono una ragazza seria :)

Però.
Visto e considerato che sino a quando non riesco a farmi dare una ripassata da Leonardo è escluso che mi metta a preparare qualunque esame, sarebbe il caso di tirare fuori qualche idea furba, piuttosto che minare la mia carriera universitaria.

La porta.
Un curioso cartoncino che recita: "Dott. L. G., stanza 205. Orario di ricevimento: Giov. 10:30 – 12:30".
Oh? :)
Ma Leo m'ha detto che riceve domani. E domani è martedì.
Oh! :D

La preda si ribella

Martedì, ore 11:35, cinque minuti di ritardo giusto per fargli capire che non ci tengo poi tanto. Busso o non busso? Ma devo fare questa scena ogni volta che mi trovo davanti a una porta chiusa? Is this anything? Avrò avuto delle turbe da piccola? Saranno state le suore che facevano fare la fila davanti alle porte del bagno, ma solo alle femmine, mentre i maschi potevano andare a pisciare liberamente?

Si apre la porta, e Leonardo si sporge appena, buttando uno sguardo a destra (libero) e a sinistra (io).
Beccato!
Un imbarazzo pari.
- Beh, entra. -
Beh, entro.
Che entusiasmo.
Fosse stato l'omino della FedEx, avrebbe mostrato più calore.

Chiude la porta alle mie spalle, mi riabbranca a cobra, mi bacia un orecchio e mi dice che sono una stronza, tutto in un solo fluido movimento che nemmeno Nureyev sarebbe riuscito a coordinare così bene.

M'ha detto stronza?
È vero, m'ha detto stronza, ma (1) ha ragione, il dubbio di averlo messo un po' nei casini mi era venuto, e (2) l'ha sussurrato nell'orecchio, raggiungendo un livello orgasmico pari a due stellette (a cinque è raro ch'io indossi ancora gli slip, a sette inizio a dimenarmi come una che s'è sdraiata in un campo di ortiche, a nove canto l'Aida o la sigla di Belle e Sebastien. Canta con noi (frrrrrrr) meglio che puoi (frrrrr). Il bello sta tutto nel frrrrr).

Saltelliamo come due canguri sbronzi sino alla sua poltrona, non è come nei film di passione: Leonardo mi abbraccia ma io ho ancora il cappotto e la sciarpa, per non parlare dello zaino e del quaderno alto quindici centimetri. No, non tengo una copia degli atti della cancelleria di Stato, sono solo gli appunti del semestre scorso. Non ho un'aria molto intellettuale, col quadernone degli appunti sotto braccio? In fin dei conti è un ricercatore, devo darmi un tono :) Hhhghhh.

Nell'amplio raggio di due metri riesco a disfarmi del vestiario e degli altri ammennicoli in eccesso.

Sì, gli slip ce li ho ancora, grazie alla strategica adozioni degli anfibi? Se avessi avuto intenzione di smutandarmi qui, avrei messo delle scarpe facili da eliminare, non so, magari con il velcro.

Leonardo si siede, mi tira sopra di sé e riprende da dove eravamo stati interrotti ieri. Mi stringe e mi spreme come se fossi un pompelmo, non mi dispiace, certo che se mi levasse la camicia sarebbe meglio.

E io cosa faccio, in questa posizione, a parte strusciargli le chiappe sul pacco, che attraverso due paia di jeans la sensibilità non deve essere il massimo, e aspettare che mi venga un crampo a tutto?
Non ce l'avete una brandina chiusa da qualche parte, qui in università?
È una leggenda urbana che in facoltà si tromba?

Oh, m'ha seduta d'imperio sulla scrivania e sta cercando di slacciarmi i jeans.
T'hanno fatto ricercatore perché gli mancava il quarto a poker? Che da seduta così, colle gambe all'aria, levarmi i pantaloni sarà un'impresa. Vediamo di agevolare, prima che impugni il tagliacarte e mi faccia a brandelli i vestiti. Punto i piedi contro i braccioli della sua poltrona, sperando di non ejettarlo contro la finestra, alzo il culo e sfilo i jeans quel tanto che basta a risedermi senza impicci.
Ah, già, gli anfibi. Sciolgo i nodi con un abile movimento a pendola un-due e li scalcio sul pavimento. Ok, ho messo gli anfibi pensando di non smutandarmi, ma poiché sono un'anima ottimista, li ho allacciati solo a metà. :)

Leonardo? Ti piace il mio tanga rosa antico? Non trovi s'intoni tanto tanto bene al colore della mia pelle? Ed è una tonalità così sofisticata!
Mi sa che non se n'è nemmeno accorto, del colore, ha solo scostato il tanga quel paio di centimetri necessari a iniziare l'esplorazione.
Oddio, ci deve essere una pozza di viscidume, là sotto. Penserà che non lo prendo da secoli. Beh, è solo l'emozione della novità. Le prossime volte, se ci saranno prossime volte, dovrai sforzarti un po' di più.
Ha piazzato il pollice sul clitoride, e lo lascia scivolare lentamente a destra e a sinistra, premendo piano piano.
Certo che sta facendo un gran lavoro, se continua così...

Ecco, ha smesso.
Adesso usa entrambe le mani, mi allarga un po' e mi lecca. Oooh! Quanto mi piace quando mi leccano. Mi lecca *prima* di avermelo infilato da qualunque parte.
Un animo generoso.
Potrei innamorarmi.
Intanto ha infilato un dito, due, frulla come un Moulinex (piano-o-o!) e continua a leccare.

Non che non mi piaccia, ma sono a disagio; lui è ancora tutto vestito preciso e io così all'orgasmo non ci arrivo. Barricate di paranoie. E non mi va di entrare nel tunnel della finzione. Fingi una volta, e ti tocca farlo per tutta la storia. Se mi agito un po', forse capisce che è meglio fermarsi.

Bene, si è allontanato. È in piedi, e da come mi sta sollevando le gambe, direi proprio che ha tutta l'intenzione di infilarmelo. E non l'ho neppure visto! Se non fosse che siamo in università e che gli ho parlato ieri per la prima volta, sembrerebbe uno di quei rapporti ottocenteschi.
Eccolo, adesso lo sento bene. È come scartare un regalo al buio. Non è troppo grande, ma non c'è da lamentarsi e poi è gradevolmente duro.

- Non voglio fare l'amore adesso.
Eeh? Non vuoi cosa non fare quando? (Sesso e sintassi non si prendono molto).
E poi "amore"?
Fare l'amore?
Non stavamo parlando di una semplice scopata? Io so a malapena come ti chiami, cosa vuol dire "fare l'amore"?!?
Boum, adesso sì che sono in crisi. Kekkasino, kekkasino, kekkasino.

- Non voglio fare l'amore adesso.
Accidenti, lo ripete pure, deve essere proprio convinto. Mi verrebbe da chiedere se me l'ha infilato solo perché non trovava il posacenere, ma non vorrei s'offendesse.
- Vorrei continuare con calma, sul letto, da soli.
Come da soli?
C'è il bidello nell'armadio?
Lo fisso con una sfacciatissima espressione "No, qui, subito", come un bambino al quale abbiano detto di finire i broccoli prima di mangiare il gelato. E gli dò due strizzatine all'uccello, tanto per ribadire il concetto.

Oh oh, mi sta guardando tutto torvo, ma gli scappa da ridere. :/
Un'altra strizzatina.
- Non contraddirmi.
Oh-h. Gli si è abbassata la voce di un'ottava almeno. E ha messo su una specie di ghigno satanico. E ha spostato una mano sul culo e sta premendo per infilare il pollice dentro al buchino.
Deve essermi sfuggito un urletto, perché si china su di me e mi bacia per zittirmi.
Mi sa che ha deciso che sono fatta di pongo: sono piegata in due come un lenzuolo e ho le gambe praticamente sotto le orecchie, per non parlare del resto.

Si alza e si ricompone.
- Vèstiti, ho lezione tra dieci minuti.
Di già? Signora mia, come passa il tempo...
Vabbè, mi rivesto.

- Ci vediamo stasera?
Oddio, adesso sembra un orsacchiotto, il tono è quasi implorante.

Leonardo ha scritto un indirizzo su un pezzo di carta.
- Stasera?

Ecco, no, intanto devo ripigliarmi un attimo, e poi il martedì ho spinning, ho già perso due lezioni e conservare un paio di chiappe come queste richiede un certo impegno, non ho più sedici anni e la cellulite è in agguato.
Temo che queste considerazioni non lo colpiscano molto.
- Eh, no, stasera non posso, domani, ok, domani, domani, domani.
Si vede che sono emozionata? :)

Apre la porta facendo attenzione a non fare scattare la serratura.
Ma quando ha chiuso a chiave?
Perché non mi accorgo mai delle cose?
Ho passato due ore nell'ansia che entrasse qualcuno, ed era chiuso a chiave. Leonardo poteva fare finta di non essere in studio e io potevo godermi una leccata. Uff...

In corridoio c'è una bella fila di studenti, aspettano il prof della stanza di fronte, qualcuno lo conosco anche.
- Ah, signorina... Per quell'ultima cosa, ricordi che dovremo approfondire bene. Arrivederci.
Che spirito di patata. :|
Questi babbei nel corridoio non hanno capito niente, ma io sono comunque tutta rossa. Due imbarazzi a uno. Avrà voluto dire che domani sera me lo infila nel culo? Speriamo?

Mi sa che gli dò buca. ^_^

Ho intenzioni serie?

Ebbene sì, gli ho dato effettivamente buca.
Via mail, che non sapevo come altro contattarlo. E confidando nella dubbia privacy della posta dell'Università, gli ho mandato un messaggino patetico di questo tenore:
Buonasera,
volevo avvisarla che non potrò essere presente all'appuntamento
fissato oggi in Università.
La prego di scusarmi per il contrattempo, grazie.
Alice

Dopo dieci minuti, la risposta:
Ma io ho voglia di vederti. Vieni.
Leo

No, ma veramente non me la sento di andare a casa sua. Questa cosa è iniziata come una specie di scommessa, vediamo se riesco a tirare scemo il relatore di Martina, e adesso non so bene cosa fare. In sette anni di onorata attività sessuale ho collezionato tre storie malate e varie storielle fotti&fuggi, e non avrò una grande reputazione (there are worse things I could do) ma almeno sono emozionalmente stabile. Quando stavo con l'Ostronso ero una specie di larva acefala, con Igor era un delirio di euforia e lacrime, con Manfredi meglio che non ci pensi altrimenti mi taglio le vene. In effetti la storia con Manfredi non l'ho superata del tutto, dovrei lavorarci un po', ma non so se ce la faccio.

Messaggio sul cellulare:
Non vorrei apparire insistente,
ma che intenzioni hai?
Leo

Beh, innanzitutto avrei intenzione di skazzare con chi ti ha dato il mio numero di cellulare, cioè quella stronza di Martina, che non vedo molti altri agganci.


Lasciamo perdere, Martina dice che le è arrivato un messaggio dal suo relatore chiedendo il mio numero di cellulare e di aver pensato che fosse qualcosa per la mia tesi. Stronza, una e due volte, che lo sa benissimo che non sono in tesi, sta facendo pesare che lei si è laureata e io no.

Se non rispondo al messaggio, sembro molto maleducata? Che mi spiace fare la figura della cafona. Stronza sì, cafona no.

Sposto il gioco in campo neutro
Cinema? Venerdì?
Alice

Il cinema è una certezza, se la serata gira bene si può sempre fare cose nei sedili in fondo, se gira male si può tirare fuori un'opportuna passione cinefila e seguire con piglio intellettuale anche il film di natale di Boldi e De Sica.
Casa mia? Giovedì?
Leo

Uff, ma gli tira proprio, mi sa che la mancata scopata di martedì gli ha lasciato le palle dolenti. È fortunato, sono una personcina accomodante.
Cinema. Venerdì.
Alice

Giovedì sera ho la lezione di aquagym, che mi piace un casino e poi c'è il discorso delle chiappe che credo di aver già fatto.
Capatosta. A venerdì. Ti bacio.
Leo

Capatosta non me l'aveva mai detto nessuno. E mi bacia :)

Un pompino al cinema non si nega a nessuno?

Un altro paio di messaggi e siamo riusciti a metterci d'accordo su dove e quando vederci.

Sono le nove e mezza, sto aspettando fuori dal multisala da dieci minuti, fa un freddo maiale. Ho un piumino da MarshMallowMan, due metri di sciarpa, le mappine fatte con le mie manine d'oro e un berretto a punta che sembro David gnomo David amico mio. Leo arriva con una giacca tipo Dylan Dog, niente cappello, guanti né sciarpa. Deve essere atermico.

Mi dà un bacetto in fronte, probabilmente sta pensando che assomiglio alla versione invernale del Gabibbo.
- Una sigarettina ed entriamo, va bene?
Insomma, se mi congelo ancora un po' puoi mettermi un bastoncino nel culo e vendermi come polaretto. E da quando fumi?
Da quando aveva tredici anni.
Vanne fiero.

Entriamo e porkamiseria c'è Stefano. E Alessandro, Marco, Federico, Antonella, Roberta, Brutti, Figli, Di, Puttana.
- Oh, chi si vede.
Stefano, lo sai che ti farò del male, non so come, non so quando, ma ti farò del male. Accidenti a me e a quando ti ho detto che saremmo venuti al cinema.

Leo non è per nulla a disagio, sorride. Inizio a pensare che goda sadicamente nel vedermi a disagio. Perché io naturalmente sono rossa come peperone del kazzo.

- Non mi presenti ai tuoi amici?
No, scappiamo, non sono i miei amici, sono dei bastardi figli di puttana.
- Ma noi la conosciamo, prof.
Io Stefano lo castro, veramente.
- Eh, ma che prof e prof, non siamo mica a scuola.
Non sarà una rispostona, ma è una risposta. E da dove gli esce questo accento? Sembra Pino Daniele.

- Comunque lui è Stefano, lo scemo capo, e gli altri scemi lì dietro sono Alessandro Marco Federico Roberta Antonella. Ciao ciao gente, vero che ve ne stavate andando?
- Nnoo, siamo appena arrivati. Voi cosa vedete?
- No, voi cosa vedete.
- No, voi cosa vedete.
- No, voi cosa vedete.
- Talk to my hand, farò finta che non esistiate.
- Non sarà facile.
Mii, quando Stefano decide di essere stracciabelini è la fine.

- Decidi tu la sala, tanto qualunque film scegliamo, verranno con noi.
- Anche da Harry Potter?
- Guarderebbero anche la corazzata Potëmkin, basta darci noia.
- Proviamo Melissa P.?
- Proviamo quello che vuoi.


Ci sediamo, non proprio nell'ultima fila, ma abbastanza in alto. E dopo due nanosecondi entra la truppa dei malvagi e si siede due file davanti a noi. Io ho le palle che girano a mulinello e sono rigida come una pietra tombale, Leonardo invece si sta divertendo. Non ho ancora capito se ha un gran carattere o se fa così solo perché sono i *miei* amici. Fossero i suoi forse sarebbe più skazzoso.

Inizia il film, ogni trenta secondi qualche idiota si gira a controllare cosa facciamo.
Scendo a kazziarli.

- Stefano, cosa mi significa la vostra presenza?
- Eddai, l'ho fatto per te, ho pensato che saresti stata a disagio e così siamo venuti a sdrammatizzare la serata.
- Certo, sdrammatizzare. Va a finire che ti devo pure ringraziare.
- Esatto, potresti farmi una pompa per sdebitarti.
Mi prende la testa e mi tira giù sulle sue gambe, sto per azzannargli una rotula quando mi lascia andare.
- Dai, la pompa falla a quello là dietro, che ti sta aspettando.
Naturalmente quest'ultima frase l'ha pronunciata badando bene che lo sentissero sino a Reggio Emilia.

Torno da Leonardo, meditando vendetta (I will strike down upon those with great vengeance and with furious anger).
- Tutto bene?
Mii, ogni tanto tira fuori questo timbro da basso profondo che mi fa venire i brividi. Sembra Caiaphas in Jesus Christ Superstar. He is dangerous! Una roba così. He is dangerous! Mi si arricciano i capezzoli.
Io invece quando sono appanicata metto su una vocina da eunuco e parlo come un deejay anni Ottanta (Supertelegattone?).
- Sì, sì, tutto bene, è solo che loro giù poi dicono fanno dicono pensano...
- Eh, ma come sei milanese!
Oh? Cos'è, un insulto? Io poi sono milanese tanto che su ventitrè anni ne ho passati dieci a Roma e cinque a Genova.
- Potresti darmi qualche bacio, invece di agitarti.
Zi, zi, bacio.
- E poi l'amico tuo non aveva parlato di una...
Bacio!
Non essere impertinente, la pompa al cinema te la sei giocata, gli scemi lì davanti non aspettano altro che beccarci durante un soffocone.
Questa deve essere una di quelle forme malate di protezione che ogni tanto vengono a Stefano; dopo Manfredi m'ha raccattato col cucchiaino e credo voglia evitare di ripetere l'esperienza.


Lo stupido film è finito, usciamo.
- Ciao ciao, ciao ciao, vi detesto tutti quanti.
- Ciao, e non spomparlo troppo, che magari domani ha lezione.
Intanto domani è sabato, che lezioni vuoi che ci siano, e poi saranno un attimo cazzi nostri?
- Ma dai, che parole, a una principessa!
La principessa della ceppa di minkia, Leonardo, che kataminkia di idea ti è venuta di rispondere...
Stanno sghignazzando tutti come delle jene. Leo compreso, intendo.
In quanto animale deriso e offeso, mi ritiro nel mio cappello da gnomo e non vi parlo più.
Vi odio tutti.
Bastardi.

- Vi serve un passaggio o tornate col cocchio?
- Hgrhh
Da sotto il cappello da gnomo non si capisce, ma lo sto insultando.
- No, grazie, ho la macchina.
- Ahsgffhhh dhh ghhhh. (Anche io ho la macchina.)
- Allora dammi le chiavi e torna con lui. Ti chiamo domani. Bacio.

Stefano, fammi capire, prima mi perseguiti con tutta la cricca dei detonati, e poi ti metti a fare la mezzana?
Esco dal cappello e dò a Stefano le chiavi della micromachine.
- Divertiti, sembra a posto.
- Tu invece sembri una vecchia zia. Però ti amo.


Leonardo mi sta riportando a casa, sbagliando strada non più di quindici o sedici volte, che ho capito che a Salerno la neve non c'è, ma non è mica la nevicata del ‘56, ci sta chiaramente mettendo dell'intenzione.
Ferma la macchina davanti al cancello, mi bacia ancora un po', mi accarezza la schiena. Gli prendo una mano e me la porto sul seno, tipo controllo mercanzia.
- Tu vuoi farmi uscire pazzo, vattene a dormire, va.
Eddai, palpami un pochino, non ho nemmeno il reggiseno, ho le tette libere e felici come una farfalla.
- Che l'uomo non è di.
Legno, non del tutto almeno. Mi chino a dargli un bacio sul pisello e apro la portiera.
- Fa troppo freddo, mi si stanno congelando gli alluci, te lo succhio la prossima volta, ciao ciao, grazie per la serata, buonanotte.
Leo tira una craniata contro il poggiatesta, ha di nuovo lo sguardo torvo.
Sii sportivo, l'attesa non è la parte migliore? ^_^

Piange il telefono

Ho come l'impressione di stallo.
Ieri sono stata alla festa di compleanno della Roby e mi sono sembrati tutti più idioti del solito.
E Leo non si fa sentire da venerdì.
Ma cavoli, gli ho promesso un pompino, possibile che si sia già dato?
Vabe, zerbiniamo e mandiamogli un messaggino:
Hey, per quella pompa che ti devo,
quando ci vediamo?
Alice

No beh, così è troppo, manco mi pagasse.
Annegherò i miei dispiaceri nella vasca da bagno, magari tenendo il cranio a mollo divento più intelligente, che nel compitino di SdP devo aver preso dodici e mi sento più nescia del solito. :(

- Il tuo cellula-a-are, suona.
Certo, sono nella vasca da bagno, ho su il balsamo all'olio di lino, la maschera all'acido glicolico e mi sto scrubbando le ginocchia, non vedo perché non intrattenere una conversazione telefonica.
- Rispondi-i-i.
- Ciao, sono Giacomo. Alice è sottolio.
Hhhh. Bambino, a Natale non ci arrivi. Il Piccolo ha sentito questa stupida battuta da non so chi e la ripete in continuazione.
- Portami il telefono. Adesso. Subito.
Eccolo, il piccolo nano bastardo.
- Hai messo tutto in disordine.
Ma che ti importa, non sei mica la colf. Ogni tanto gli prende la sindrome di Cenerentola.
- Tienilo tu, il telefono, che ho le mani unte.
- Perché sei sottolio!
...
- Smettila di zompettare, non sento niente.
- Non senti perché sei sottolio.
Miiiiii...
- Dice che è Leonardo.
Ohhhh. Ho il cuore che fa le capriole :)
- Digli che lo richiamo.
- Dice che è in giro e il telefono è senza batteria, vuole solo sapere se stasera sei libera.
Sì, è libera, non la vuole nessuno. -
- Eh, coso, ma non dovresti dirgli quello che ti dico io?
- Ma così facciamo prima, e poi è vero.
Dice che lui ti vuole, ma sta ridendo quindi non vale.
Scivolo sott'acqua, farsi pigliare per il culo dal nano e da Leonardo è troppo.
- Adesso è sottolio sottacqua.
- Giacomo baasta.
- Dice se stasera vai con lui a una festa di amici suoi.
Sì, ci viene
Io non parlo più, tanto non mi ascolta nessuno.
- Dice che ti viene a prendere alle nove e mezza.
- Ringrazia e saluta.
- Alice dice grazie, ciao, ti amo.
- AAaahhh, ma quando l'ho detto, scemo di un deficiente, cosa stai dicendo?
- Non l'hai detto, ma sei nella vasca da due ore e quindi lo ami e io ho dovuto fare la cacca nel bagno di sotto.
Leonardo sarà felice di conoscere questi aneddoti domestici.
- Digli ciao, chiudi quel cavolo di telefono e sparisci.
- Ciao. Tu hai un cane?
Gli tiro dietro una saponetta da mezzo quintale, mancandolo. Spero non gli stia raccontando altri particolari sordidi. :/

Ogni promessa...

Sono pronta!
E ho ci ho messo solo 45 minuti a scegliere cosa mettermi.
Jeans, canotta marrone, giacchina stretta stretta vagamente militare.
Tacchi, che Leo è alto e posso permettermi anche dei trampolozzi assurdi, tanto non lo raggiungo comunque. Con l'Ostronso era un disastro, che oltre a essere stronso, era pure nano e dovevo uscire praticamente in ciabatte.
E poi ho questo bellissimo cappottino col pelo di pantegana.
Mi manca il colbacco, per fare la porno recluta dell'Armata Rossa.
Niente reggiseno (non è che si sia molto da reggere, non so se si è capito) e culotte con le paperelle, che oggi mi sento simpatica. :)

Kavoli, ma è sempre in ritardo? Sono già le nove e trentadue, e io sto congelando sul marciapiede come una battona.

Eccolo, komèkkarino :)
Ha i capelli tutti strani, e sorride.
Forse è questa la cosa che mi piace maggiormente in lui, il suo modo di sorridere. Sembra sempre sereno, come uno che conosca le risposte a tutte le domande.

Siamo dalle parti dell'Università, parcheggiamo, non mi ha dato nemmeno un bacino piccolo piccolissimo :(

- Ciao, Giordano, Alice.
- C-ciao. Buonasera. Ciao.

Non è "Giordano". È l'assistente di uno dei miei corsi. E anche gli altri, sono tutte facce note dell'Università. Okkavolo.
- Leo, quello è il mio prof! Deve avere il mio compitino da qualche parte in facoltà.
- No, è di là in camera sua. Potevi anche studiare qualcosina in più.
Ma questa è follia!!!
Il mio accompagnatore mi controlla i compiti. :|
Inoltre qui:
- sono tutti più vecchi;
- sono tutti a coppie.
Non è che sia proprio proprio a mio agio.

- Giochiamo a Trivial.
Chi l'ha detto? Abbattetelo immediatamente. Io sono una skiappa in questo gioco, non so quanto dura il parto della foca, qual è l'aeroporto di Tananarive e chi ha vinto più volte la Milano-Sanremo.
No, questa la so, Eddy Merx.
Non importa, mi raggomitolerò qui contro Leonardo, che nel frattempo si è acceso una canna :o
- Tu non fumi.
No, io non fumo, cioè, non fumo le sigarette, ma... era una domanda o un'affermazione? Ci marcia un po', con ‘sta cosa che è più grande di me. Sono solo sei anni, non è mio padre.
Che mi lamento a fare, in fondo mi piace, deve essere il solito complesso di Edipo.

Tutto sommato è gente piacevole, anche se le donne mi snobbano un po' e nessuno degli uomini ha cercato di toccarmi il culo.

Stanno andando via tutti, siamo rimasti io, Leonardo, Giordano e una tipa che non gliela dà.
- Accompagno Sonia, torno tra mezzora.
Sono perplessa.
Ci lascia soli a casa sua?
Non è una roba un po' squallida?
- Guarda che io abito qui. Abbiamo preso in affitto questo appartamento quando siamo venuti a studiare a Milano. Ma se ti dicevo che era casa mia, non ci venivi.
Eggià. Ma quanto furbo sei furbo? Allora te lo succhio, così impari.
Questa fa parte della mia Top Ten delle frasi preferite dai maschi. Se non mi accompagni per negozi, te lo succhio. Se non vieni a cena con le mie amiche, te lo succhio. Se non mi ascolti mentre disquisisco sul ruolo del dottor Carter in E.R., te lo succhio.

... è debito

Giù i pantaloni.
Se hai gli slippini, non ti lecco le palle.
Boxer.
Sei un uomo fortunato.
Intanto vediamo cosa hai da offrire, che in tutto questo casino di storia non sono ancora riuscita a vederlo. Be-ello, ha la testa tonda tonda, sembra la casa fungo del grande puffo.

Gnam, ficchiamocelo tutto in gola finché è barzotto, che quando si inalbera non so se gliela faccio.
Alt, mi stai soffocando. Non è colpa mia se ti è venuto duro in dodici secondi. O forse è colpa mia (brava brava).
Veramente non sono poi così sicura di essere brava, potresti anche darmi un minimo di feedback. Però ci metto un sacco di buona volontà, l'entusiasmo non conta?
Adesso gli lecco le palle, poi torno dal biscotto. Mi piace più leccare che succhiare, non so mai quanto forte devo aspirare, tipo cocacola con la cannuccia o tipo Vorwerk Folletto? Poi alle volte mi escono dei rumori tipo tacchino, google google, e non credo siano molto sensuali.

È caldo che quasi scotta, chissà se è normale.

Intanto Leo mi ha messo le mani sulla testa, e va bene, ma se mi tira ancora i capelli gli mordo una palla.
E sarebbe anche bene che smettesse di tentare di asportarmi le tonsille, porkamiseria, mi ha dato praticamente un pestone sulla testa per cercare di farmelo prendere tutto.

Aspetta, fermati, se hai deciso di scoparmi in bocca cambiamo posizione, perché così è un casino e mi viene da vomitare.
- Alzati, gira dietro al divano.
Mi siedo con le ginocchia sotto il culo per essere più alta e butto la testa all'indietro. Non so se è una questione anatomica o psicologica, ma così alla reversa è l'unico modo in cui riesco a esibirmi in un dignitoso deep throating.
Te la dai una mossa, che mi va il sangue al cervello?
Eccolo.
Non deglutire, non deglutire, non deglutire.
Cavoli, potresti almeno dirmi brava bravina, invece di mormorare frasi senza senso.
- Ogggesù.
Giuseppe e Maria, è venuto.
Non c'è nemmeno l'imbarazzo dell'ingoio, deve essersi scaricato direttamente nella trachea.

Adesso non ti insacchiottire, che mi vengono i nervi.
E guarda che sta suonando il citofono.

E no, mi sono già venuti, i nervi, non disturbarti nemmeno ad accompagnarmi che me ne vado a casa da sola. Lo so che sembro una grande isterica, ma il fatto è che tendo a farmi dei film tutti miei, speranze, aspettative e quant'altro, e quando la realtà disattende tutte le mie previsioni, divento malmostosa.
Nello specifico, la mia teoria prevede che dopo un pompino portato a termine con più o meno successo, lui si ripigli un minimo e se ne esca con una qualche affermazione del tipo: "Adesso non ti muovi di qui sino a quando non hai tre dei migliori orgasmi della tua vita". Mai successo.
Nella migliore delle ipotesi, ricevo una benevola pacca sulla testa, tipo Snoopy.
Nella peggiore, nulla, e in sottofondo risuona un leggero russare.

Leonardo è ancora inebetito dietro al divano, con l'uccello fuori dai jeans. Prendo il mio cappottino ed esco di scena.
- Aspetta, ma che ti succede?
Niente, non mi succede niente, se lo capisci lo capisci, se non lo capisci è inutile che te lo spieghi.
Intanto è arrivato Giordano, e mi guarda come se gli avessi appena stirato il gatto.
- I piccioncini hanno litigato?
Hmmm. Proprio la frase giusta.
- Io non sono un piccioncino, sono solo quella che gli fa le pompe.
- Ma che sei scema? Leona', ma le hai insegnato queste parole?
No, guarda, per come siamo messi è più facile che gliele abbia insegnate io, e comunque
- Fatti i kazzi tuoi.
Boing, un flashone si è appena illuminato nell'anticamera del cervello e recita: "Come migliorare la propria media". Vedo il voto del mio compitino scendere a picco come la borsa del ‘29.


Leonardo ha insistito per accompagnarmi comunque a casa, deve essere una specie di codice d'onore salernitano, che io mi sarei lasciata marcire sul marciapiede.
Quindici minuti di macchina nel silenzio più assoluto, a me la rabbia è passata e vorrei coccoline coccoline, ma Leo ha una faccia lunga e buia e mi sa che mi odia. :'(

Piange al telefono

- Rispondi a quel kazzo di telefono, stronza.
Questo è mio fratello. Il Gibbo, non il piccolo. Ed è odioso di suo in generale, figuriamoci alle sette del mattino.
Le kazzo di sette del mattino? Io sono completamente rintronata, ieri sera la bottiglia ce la siamo quasi finita, ed è vero che Stefano beve come un cammello, ma a me basta poco per farmi scoppiare la testa.

Diavoli, mi pulsano tutte le vene del cranio, ho gli occhi che mi vanno in autozoom da soli.
Flushhh.
Fluuuuush.
Il telefono.
- Pronto? Vaffankulo.
- Vabbuo, grazie, anche io sono felice di sentire la tua voce.
Leeeeonardo :)))))

Mi viene da piangere, non ci posso credere.
- Pensavo fossi arrabbiato con me.
Nnno, da dove mi è uscito questo tono lamentoso?!? Avrei potuto benissimo dirgli "Mi vuoi tutta ciccia e brufoli". Mi merito un pestone contro la cassettiera.
- E infatti sono arrabbiato, ma stanotte mi è arrivato un messaggio dalla mia bambolina e mi è venuta voglia di sentire la sua vocetta.
- Stanotte? Te l'ho mandato alle sei del pomeriggio.
Wind è alle cozze.
- Sì, l'avevo pensato che non mi avessi scritto alle quattro del mattino, qui ogni tanto i messaggi tardano.
- Qui?
Bambolina? Vocetta?
Ci arrivo tardi, ma ci arrivo.
Pensiero lento.
Bambolina?!?
- Sono in Germania con P., non hai letto la bacheca di facoltà?
No, non so nemmeno dove sia, la bacheca, ma adesso che me lo fai notare, devo aver sentito qualcosa da qualcuno.
- Sapevo che P. non faceva lezione questa settimana, ma non sapevo che tu eri con lui.
Noo, di nuovo la lagna. Non berrò mai più nulla, se gli effetti sono questi. Nulla nulla nulla, nemmeno il kinotto.
- Torno lunedì sera, ci vediamo?
- Sì, che il giorno dopo vado in montagna.
- Non si sente niente.
- Montagna! Martedì andiamo via. Montagna!
Ma mi devo mettere a urlare? Montagna!
Sant'Ambrogio!
Madonna!
Ponte!
Sciare!
- Allora abbiamo solo lunedì sera.
Beh sì.
Anche se avevo messo in conto di tornare, dalla montagna. A meno che naturalmente non mi incatrami in un burrone. Starà mica portando sfiga?
- Va bene lunedì.
- Vado, che devo ancora farmi la barba.
Un uomo che si fa la barba è sensuale.
- Ciao, grazie della telefonata. Buona giornata.
- Ciao.

Insomma, non è stato tanto tanto affettuoso. :(
Però ha chiamato. :)
Però ha chiamato dopo che gli avevo mandato un messaggio. :(
Non so bene cosa voglia dire, per cui decido di essere felice. :)

Tema

C'è il sole, e la neve, sono sveglia da un'oretta, ieri sera siamo andati a Lodi a una festa di gente amica di Stefano e non mi ricordo nulla :)
È arrivata una mail di Leo:
[...] rispondimi e raccontami qualcosa di bello, così stasera quando torno in albergo ho qualcosa da leggere. Ti bacio.
Leo

E adesso cosa gli scrivo? Mi sento un po' come quando alle elementari davano il tema sulle vacanze. O sui fiori e i colori della primavera.
Cosa accidenti di accidenti gli scrivo?
Qualcosa da leggere...
Qualcosa tipo la tesina della maturità, qualcosa tipo sai che quando ero all'asilo una bambina Cinzia è caduta dall'altalena, qualcosa tipo cosa ne penso della politica, della religione, del senso della vita, qualcosa tipo sai che l'ultimo uomo con cui sono uscita amava fotografare i momenti migliori dei nostri rapporti sessuali, e il risultato è liberamente disponibile su Internet (la faccia non si vede, ma il culo sì, ho tre piccoli nei, vedrai che mi riconosci).

Intanto mamma ha comunicato ufficialmente che lei e Robert vanno via per il ponte, oggi portano il piccolo dalla nonna (così perde due giorni di scuola, makkavoli) e poi partono. Gilberto è al settimo cielo, stasera fa la festa di compleanno. Deficiente. Dovrò anche fargli un regalo. Lui quest'estate mi ha regalato un magnifico costume da bagno con riproduzione fotografica di tette, culo e gnocca. Spiritosissimo. Dovrei prendergli una maglietta con la scritta "Io non beccio".

Svolgimento

Ho preparato il temino per Leo, nonostante il casino della festa del Gibbo. Spedisco la mail e scappo. :)

Due o tre cose che so di lei

Ho visto la faccia che hai fatto quando hai guardato il mio libretto dell'università. Per questo [cosa numero uno] ci tenevo a farti da sapere che da piccola ero intelligente. Ho imparato a leggere a quattro anni, ho iniziato le scuole a cinque, facendo la primina pur essendo di luglio. A dodici anni ho finito le medie (beh, ho compiuto i tredici poche settimane dopo, ma comunque erano dodici). Non ho mai avuto debiti formativi al liceo e alla maturità mi hanno dato 98 (bastardi). Ho studiato pianoforte, canto e danza. Dalla classe di danza mi hanno cacciato perché sono troppo scoordinata, e anche col pianoforte non ho poi questa grandissima affinità. Sono perfettamente bilingue, come tutti i miei fratelli (in casa mia si parla una specie di Itanglish), conosco il francese e qualche parola di russo. Ho frequentato diversi seminari ReiKi, e secondo le mie vittime, i risultati non sono malvagi.
Va bene come curriculum? Ti serve una segretaria? :)
La [cosa numero due] è che sono in fase post-traumatica. Non mi fido degli uomini, e nemmeno troppo delle donne, sono insicura blablabla blablabla blablabla. Insomma, se ogni tanto sembro la figlia dell'Apocalisse, ci sono dei motivi.
La [cosa numero tre] è che mi tingo i capelli di rosso. Dirai, ma di pelo sei rossa, ho controllato con mano. Beh, sì, ma è un rosso carota, i capelli mi piacciono più scuri. ;)
Un bacio,
Alice.

C'è carenza di carro

Mi sto rincretinendo, non faccio altro che pensare a Leonardo. E non sono casti pensieri. Il MoIGe non me ne passerebbe mezzo.

Certo, ho voglia di vederlo, di parlare, scherzare, baciare, dire, fare. Soprattutto fare. Tipo infilamelo da tutte le parti in tutte le posizioni. Più volte. Grazie.

Se stasera sono qui

È perché ti voglio bene
È perché tu hai bisogno di me
Anche se non lo sai.

Mancano poco più di cinque ore, sono già tutta frizzicosa ed è chiaro che non combinerò nulla per il resto del pomeriggio.

Leo viene a prendermi verso le nove, nessun programma per la serata.
E, sì, sono abbastanza in crisi perché questa volta me lo sono proprio andata a cercare, ci mancava solo che lo legassi al letto e iniziassi a cavalcarlo selvaggiamente, e adesso gli voglio bene e cavoli non ho nessuna idea di cosa pensi lui e secondo me potrebbe funzionare ma secondo lui boh?

E ora che sono qui

Voglio dimenticare
I ricordi più tristi giù in fondo.

Le nove precise, esco di casa preparandomi a congelare nell'attesa e invece Leonardo è già arrivato.
Solo che è fermo davanti al cancello sbagliato.
- Heeeey.
Eccolo. :)
- Pensavo stessi al 6.
- No. 2. La prima casa della strada. La vedi quella finestra? Quello è mio fratello Gilberto. Fagli ciao con la manina, così è contento.
Oppure baciami, va bene lo stesso. Solo che se mi schiacci così, passo attraverso le sbarre del cancello e mi viene un senso di gabbia che leva tutta la poesia.
- Andiamo da qualche parte?
- Andiamo verso il centro, poi ci penso.
- Sono a pezzi. Ieri P. ha deciso di cambiare metà del suo intervento finale e indovina chi si è alzato alle sei per finire di preparare le slide?
- Mi spiace...
Scusa la mancanza di partecipazione, ma suonava un po' come "la smettiamo di ciondolare in giro e andiamo a casa a ciulare". E io devo assolutamente farti passare sotto il cielo finto della Rinascente, è una questione di principio. :)


Tralasciamo tutti i momenti imbarazzanti, quando per riportarmi a casa mia hai parcheggiato sotto casa tua, quando non sapevo cosa dire e per non dire niente sono scesa dalla macchina in silenzio, quando siamo entrati in casa e mi hai dirottato verso la tua camera, che Giordano potrebbe rientrare e non è bello farsi trovare smutandati nella sala comune. Quando sono andata in bagno e al ritorno eri già sotto le lenzuola e mi guardavi mentre mi spogliavo ed ero così a disagio che mi tremavano le ginocchia.

Mi piace starti addosso. Mi piace stare qui raggomitolata sopra di te, con la testa appoggiata sulla tua spalla e le ginocchia contro il mento, mentre ti lecco il collo e tu mi accarezzi.

- Andiamo avanti?
Cos'è, la fila alla cassa dell'Esselunga? A volte non lo capisco. Sembra quasi stia chiedendo permesso. Se non me lo dà entro i prossimi cinque secondi, glielo stacco a morsi.

No, mettitelo da solo il gommino. Io non so mai da che parte girarlo, poi ho paura sia uno di quelli strambi, tipo con la faccia di Krusty il Klown, non vorrai traumatizzarmi proprio adesso.
- Sono distrutto, stai sopra tu che sei giovane e forte.
Scemo.
Comunque a me piace stare sopra, dì un po' quello che ti pare. Mi piace tenerlo dentro, stringerlo, sentirlo bene. E poi muovermi avanti e indietro. Anzi lasciarmi muovere, visto che mi ha artigliato i fianchi e mi sta sbatacchiando su e giù come un ascensore.

Aspetta, aspetta, ci siamo... BAM, la paranoia.
Lo sapevo che era in agguato. Ho un'espressione tipo "cosa ci faccio qui", fortunatamente Leo è troppo preso dall'azione per notarlo.

Mi sposta, adesso è sopra lui e sta tenendo un buon ritmo e cavoli mi piace, mi piace lui, mi piace quello che fa, mi piace come lo fa, ma ormai sono completamente persa, sto pensando che anche con Manfredi all'inizio ero felice e poi è finita come è finita e CRETINA nel dubbio di essere infelice domani sono infelice adesso che potrei essere felice e mi viene da piangere.
E ci manca solo che mi veda piangere mentre mi scopa. Dev'essere il secondo punto della lista "Come far scappare un uomo a gambe levate".

Gli accarezzo la schiena, devo averlo graffiato un pochino, si sta lamentando (ma ho le unghie cortissime, quante scene).
Ah, no, è venuto.
Mii, che faccia skazzata.
- Bambolina, così non va bene per nulla.
- ?
- Se dovevo godere solo io, potevo tirarmi una sega.
Oh, grazie. Mi sento utile come non mai.
- Dobbiamo parlare di questa cosa...


No.
Davvero non ci credo.
Si è addormentato. :|

Vabe, ha l'aria così distrutta che non me la prendo neppure. Mi rivesto ed esco dalla camera, cercherò un taxi. Non è neanche mezzanotte, erano aaaanni che non tornavo a casa così presto.


- Ohi, figlia dell'Apocalisse, aspetta.
È tornato Giordano, sta guardando la televisione.
- Leonardo è ancora vivo?
- Respirare, respira. Si è addormentato.
- Complimenti, hai finito di massacrarlo.
Makkosa! Sta già per partirmi una salva di insulti.
- Stai buona, che ti accompagno.
Ok, grazie. Forse dovrei scusarmi per averlo sfankulato, l'ultima volta.
- Grazie. E scusami per domenica scorsa.
- Come se non fosse successo nulla. Per me sei solo una psicopatica in più in giro per le strade. È quel fesso del mio compare che se n'è stato d'umore ombroso per tutta la settimana.
Lui stava d'umore ombroso.
Io invece ero serena come una principessa di maggio.
Mah.

Anche volendo

Bene, sono in montagna. E sono riuscita a far funzionare il portatile col cellulare (ma è lento e cade ogni tre per due). Fine delle buone notizie.
Cattive notizie.
Mi sono svegliata con la faccia gonfia come un pallone, la gola arrossata, il raffreddore. Mi bruciano gli occhi, mi sento scema, non riesco a deglutire e da ieri ho anche il ciclo. Ergo, sono l'unica cogliona rimasta a casa mentre gli altri sono andati a sciare.
Stefano è un po' skazzato con me, e ha ragione.

Torniamo a ieri: con la macchina stracarica e una nebbia che non ci si vedeva da qui a lì, ci apprestiamo a partire. Ma io vorrei salutare Leonardo, dai dai Stefano, fermiamoci un secondo secondissimo in facoltà, gli dico ciao e arrivo.

Entro in università veloce distruttore come un lampo, busso alla porta del suo studio urlando
- Prof mi scusi avrebbe un minuto...
È da solo, chiude la porta e mi ci appende contro, ogni volta che mi stringe così mi fa girare la testa.
- Un minuto per?
- Per farsi baciare. Se è impegnato torno la prossima settimana.

Quando mi bacia mi sembra di diventare completamente liquida. Tipo il mutaforma di Star Trek. Dov'è il mio cestello per la notte?
Neanche Igor mi faceva sentire così. No, forse Igor sì.
Perché penso sempre agli altri quando sto con lui?
Mi sa che davvero ho qualcosa che non funziona.

- Vieni a Genova, sabato?
Sono stata io a parlare?
Giuro, lo stavo solo pensando.
Stavo pensando che sabato mattina io e Stefano scendiamo a Genova, che la sera c'è la festa di laurea di uno dei nostri compagni del liceo, e sarebbe stato bello andarci con Leonardo.
E gliel'ho chiesto. Che ebete.
Adesso se lui mi dice di no, me ne vado con la coda tra le gambe triste e depressa come un cioccolatino al gusto sbagliato. E se dice di sì, resta sempre il fatto che IO sono andata a cercarlo, IO l'ho obbligato a darmi una ripassata, IO gli ho inviato un sms.
IO l'ho invitato fuori per la notte.
Non si può riavvolgere il nastro e tornare indietro di un paio di minuti?
Quel fallito di Superman non potrebbe dare un paio di giratine contrarie al globo e darmi il tempo di cancellare questa scena?
- Mi organizzo e ti faccio sapere.
Oh, scemo delle nevi, te la stai tirando. Che c'avrai mai da fare, neanche reggessi le sorti della scienza e della ricerca universale.
Lasciamo perdere, sono di corsa, Stefano mi disintegra.
- Va bene. Aspetto notizie.
Ecco, la voce da segretaria frigida. Sei contento?
Evidentemente sì, perché sorride. Ancora un bacio. No, non l'ultimo bacio, che porta sfiga. Ancora un bacio, e basta.


Non siamo nemmeno al casello, e arriva un messaggino:
Sabato, Genova P.P. alle 12:45.
Comportati bene, in montagna.
Ti bacio.
Leo

- Stefano, cosa vuol dire "comportati bene"? Niente rutti a tavola?
- Esatto. Niente rutti a tavola e niente scopate con altri uomini.
- Donne?
- Donne non saprei, dovresti chiedere maggiori informazioni. Magari gli fa piacere sapere che mentre lui è a Milano da solo, tu fai tête-bêche con una ragazzina.
- Mi sa di no. Soprattutto se lui non c'è. E poi ho le mestruazioni.
- Allora stai buona e fine.


Eccoci, siamo arrivati, ci sono quasi tutti.
A casa di Fede funziona così: tre camere da letto, una riservata a Fede + eventuale compagna, per rispetto verso il padrone di casa. Le altre due sono per chi arriva prima o per le coppie appena formate, quando il gruppo è in vena di benevolenza (il che capita abbastanza di rado). Gli altri dormono accampati in soppalco, tutti belli appiccicati come una camerata di scout.
- Io dormo con Stefano, che devo comportarmi bene.
Oh. Detta così, non sembra un grande complimento nei suoi confronti. Cerco di rimediare.
- Non che Stefano non sia trombabile, ma per me è come un fratello.
L'ho migliorata? Non credo. Allora insisto.
- Cioè, non ha niente che non vada, ma io con lui non ci scoperei mai.
Stefano, ninin, perché mi guardi con gli occhi iniettati di sangue? Noi dormiamo sempre insieme, soprattutto d'inverno, sei bello caldo e peloso come una moquette.

Comunque sono conciata da schifo, continuo a starnutire e il sesso è l'ultimo dei miei pensieri. E così non mi si piglierebbe nessuno, anche volendo.

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L'ha raccontato Alice, dal 17 novembre al 7 dicembre del 2005. I post originali sono sul blog. Ho corretto qualche errore e riformattato. Se avete qualcosa da dire, qualcosa di carino da dire, scrivete.
L'immagine nell'intestazione è "Yesterday's Dreams", di Jack Vettriano.

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