
Della sodomia.
Di quando Alice si arrabbia senza motivo e cerca maldestramente di rimediare.
E del Natale.
Leonardo sta finendo di scrivere qualcosa al computer, io sono spaparanzata sul suo letto a leggere un vecchio DylanDog trovato al cesso.
- Noo, dietro le ginocchia no, mi fai troppo il solletico.
- Io ti lecco dove voglio, bambolina, non sei tu a decidere.
- Sì, va bene, credici.
- Vuoi scommettere?
- Noo, sei il doppio di me, che scommetto a fare, perderei di sicuro. :)
E poi mi piace, quando mi lecchi.
- Hmm, ti piace? Allora, le mutandine le levi da sola o devo strappartele
io?
- Sì, a morsi magari. Sai prof che non sei per niente serio, stasera?
- E così sono serio?
Ahhh, mi ha infilato un dito.
- Un po' più serio?
Due dita, inizio a gemere.
- Ancora più serio? -
Tre dita, ti prego...
- Passami un preservativo, nel cassetto.
Perché tiene i gommini a fianco del letto? Quante altre studentesse
s'è ripassato? Ci sono delle tacche sulla testiera del letto?
- Vedi come entra bene, adesso?
Sì, comunque fai piano. Questa cosa dei gommini mi ha messo di malumore.
- Sì, piano. Stai più su con le gambe, sei troppo bassa.
Ha ragione, ma sto scivolando. Mi sembra di essere il pornobambi che pattina
sul ghiaccio. :|
- Dovrei dirti che non mi piace prenderti così, che non ti vedo in
viso e non ti posso baciare.
- Ma?
- Ma così ho il tuo culo a disposizione, è...
A disposizione? :|
Mi sta infilando un dito nel buchetto, mentre continua a scoparmi.
- Bambolina, è strettissimo, devo assolutamente allargarti un po'.
Beh, non è che proprio devi. Mica te l'ha ordinato
nessuno, di farmi il culo. Poi strettissimo lo prendo come un complimento,
dopo tutto quello che m'ha fatto Manfredi.
Ecco, vedi, Manfredi. Manfredi? Parte il valzer delle paranoie. Possibilità
di godermi questa scopata: zero. Per me potrebbe anche smettere. O continuare,
magari mentre mi passo lo smalto sulle unghie. Posso anche metterci qualche
"Oh Oh" di incoraggiamento. Ma se gli dico che mi sono svanita,
si ferma di sicuro. Ma da dove arriva tutta questa sensibilità? Non
potrebbe finire di scoparmi e chiuso? Una cosa del tipo "te lo tronco
nel culo e quando ho finito m'addormo"? Tipo Manfredi, tanto per dire.
:(
Si è fermato. Ha buttato via il gommino, ma non è venuto, ne sono abbastanza sicura. È duro. Ready for some anal action? Yep. E infatti lo appoggia e inizia a spingere. Troppo.
- Leonardo, fermati, mi fai male.
- Allora c'è un modo per farti reagire. Pensavo non ti importasse nulla.
Scende dal letto, si mette i boxer ed esce dalla camera.
E io cosa faccio? Finisco di leggere il DylanDog? Gli corro dietro? Mi metto
a piangere? Oppure resto qui, sul suo letto, raggomitolata con la fronte sulle
ginocchia. Dondolando. Cantilenando. Un elefante, si dondolava, sopra
a un filo, di ragnatela...
Sono in piena crisi, adesso da qui non mi tira più fuori nessuno.
Dieci elefanti, si dondolavano, sopra un filo, di ragnatela...
- Alice, vestiti, ti accompagno a casa.
Ritenendo, la cosa interessante...
- Alice?
Andarono a chiamare, un altro, elefante...
- Bambolina, mi fai preoccupare, cosa succede?
Undici elefanti, si dondolavano...
- Alice, rispondimi!
Sopra un filo, di ragnatela...
- Bambolina mia dolce, cosa succede, ti prego...
Ritenendo...
Mi abbraccia. Mi stringe forte, è un po' stravolto.
- Parlami, ti prego...
Non posso.
Perdo il conto degli elefanti.
Però ti ascolto. Ti vedo e ti ascolto. E se anche tu mi vedi, e mi
ascolti, anche se non parlo, mi vedi e mi ascolti e capisci che ho solo bisogno
di ristabilire l'ordine delle cose. Abbracciami e aspetta che esca dal trip
degli elefanti.
- Acqua.
- Bambolina?
- Acqua.
Mi dai un bicchiere d'acqua?
- Vado a prendertelo, aspetta.
- No.
Non mi lasciare da sola.
- Andiamo insieme, vieni.
Solleva un fagottone scomposto di lenzuola, piumone e Alice, e ci deposita
sul divano di sala. E prende l'acqua.
- Grazie.
- Bambolina, parliamo, vuoi?
No, non voglio. Quanto sarà durato, una ventina di minuti? Non sono arrivata nemmeno al trentesimo elefante. Ci sono stati periodi in cui vagavo svanita per delle settimane. Non è niente di grave, solo che non comunico. Dopo un po' mi passa. Ogni tanto qualcuno riesce a collegarsi, e passa prima. Il piccolo ci riesce, per esempio. Credo dipenda dal fatto che è piccolo, e non ci sono tante elucubrazioni da fare su quello che dice. Dice quello che pensa, e fine. A volte ci riesce anche Stefano. Perché mi conosce da tanti anni, e perché ci vogliamo bene davvero.
Non voglio, ma cerco ugualmente di spiegarmi. Leonardo è dolce, e si è spaventato. Guarda che davvero non è niente di che, fa più scena che altro. Se mi lasci da sola, dopo un po' ne esco. Magari dopo aver contato un centinaio di elefanti, o scoperto che il numero degli oggetti presenti nella tua camera non è un primo, o fatto le treccine ai capelli.
Sorride.
- Allora se ti vedo con le treccine è un brutto segno?
- Se sono tante, sì.
- Torniamo in camera?
Solo se riporti tutto tu. Le lenzuola, il piumone, l'acqua, Alice, la testolina
rossa di Alice. E mi tieni tra le tue braccia, e mi parli piano, e mi proteggi
da tutto e da tutti. Anche da me.
1. Manfredi me l'ha messo nel culo dal primo all'ultimo giorno della
nostra relazione, letteralmente e metaforicamente. Il confronto sarà
inevitabile. Nel bene e soprattutto nel male.
2. Parlami. Così mi preparo psicologicamente, e poi la tua voce mi
eccita.
3. Rispetta i miei tempi. Fai piano.
4. Piano vuol dire piano. Aspetta vuol dire aspetta, no vuol dire no.
5. Hhmmmnnno invece vuol dire sì e sì vuol dire sfondami.
Non sono tremendamente simpatica? :)
E adesso non ho lezione, posso andare a rompergli le scatole nel suo studio.
- Buongiorno prof, disturbo?
Speravo fosse solo, invece c'è Giordano e un altro ricercatore di cui
non ricordo il nome (ma è noto come "il viscido", il che
fa capire quanto mi faccia piacere trovarlo qui).
- Posso fare qualcosa per lei?
Giordano sta ridacchiando. Non importa. Possiamo andare avanti a giocare a
professore/studentessa per ore.
- Volevo solo sapere se aveva ricevuto la mia mail.
- Sì, mi pare di sì. È arrivata qualche ora fa, mentre
eravamo in sala seminari.
:D Sono riuscita a metterti a disagio? :)
- Forse dovrebbero leggerla anche i colleghi, non crede?
Sìsìsì, fai lo spiritoso. Io sono un muro di gomma, tutto
quello che mi lanci addosso ti ritorna contro. :)
- Certo, se ritiene che i suoi colleghi siano interessati all'apertura, posso
prendere accordi direttamente con loro.
Giordano ha preso il viscido per un braccio e lo sta portando fuori.
- No, no, noi siamo già abbastanza impegnati.
Grazie. Stasera ti porto un dolcino. :)
Ecco, così, tra le tue braccia, raggomitolata in posizione fetale.
Un padre che non c'è mai e una madre anaffettiva, non ci vuole Freud
per capire perché mi piaccia tanto stare così addosso a Leonardo.
È un posto caldo e protetto, e ci sono solo io.
- Stai qui buona, devo finire un documento.
- Ma non puoi lavorare tenendomi sulle ginocchia, torno più tardi.
- No, resta, mi mancano solo due righe.
È bello stare qui, sto davvero bene. Non voglio farmi illusioni, ma Leo sta diventando sempre più importante.
- Allora, signorinella, vogliamo parlare della tua mail? È arrivata
mentre ero in sala seminari, con altre venti persone, tra cui P., che è
responsabile della mia tesi di ricerca ed era seduto proprio di fianco a me.
- Ed è riuscito a leggere? :)
- No! Ho chiuso immediatamente il portatile, rovesciato un caffé e
fatto cadere due pile di fotocopie. Sei contenta?
- Hmmmsiii. :)
- Hmmmsiii non c'era, nel dizionario che mi hai cortesemente fatto avere.
Non so se sculacciarti o se sodomizzarti qui sulla scrivania.
- Potresti sculacciarmi mentre mi sodomizzi.
Oh, la faccia brutta. :)
Era da qualche giorno che non la vedevo.
- Capace che ci provi gusto.
- In effetti...
- Vattene a lezione, vattene. Che quando sei qui intorno mandi tutto in confusione.
Va bene, me ne vado. Che caratteraccio, però. :)
- E ricordati che mi segno tutto, stasera a casa facciamo i conti.
Ah! Ma che frase è? È da quando sfankulavo le suore alle elementari,
che non sento più uno "stasera a casa facciamo i conti".
:D
Casa di Leonardo, camera di Leonardo, letto di Leonardo. Alice e Leonardo. Che ha appena fatto la domanda sbagliata.
- Bambolina? Quanti ce ne sono stati prima di me?
Leonardo, kekkavolo di domanda è... più di quanti speri, meno
di quanti temi. È riuscito a mettermi a disagio. :|
- Non mi chiedi la stessa cosa?
No. Non me ne importa una ceppa, e non voglio scoprire di essere gelosa come
una scimmia.
- Ti rispondo lo stesso. Da quando sono solo, sono uscito con qualche ragazza,
e in un paio di occasioni abbiamo fatto sesso. Sino a nove mesi fa, stavo
con Tiziana. È stata la mia prima ragazza, siamo stati fidanzati per
dieci anni. E lei era molto diversa da te.
Cioè molto meno zoccola, immagino.
- Non essere sciocca, sto cercando di parlare seriamente. Per Tiziana, era
importante avermi come fidanzato. E in cambio della mia disponibilità
come cavaliere servente, ogni tanto si... concedeva.
- Ai tuoi turpi desideri?
- Esatto. Con te è diverso.
- Perché per me sei un oggetto sessuale?
- Tu mi fai uscire pazzo. E non mi fare quel faccino perché peggiori
solo le cose.
Ma se sono stata buona sino ad adesso! :D
Allora mi spalmo completamente su di te, e ti lecco le labbra, il collo,
l'orecchio. E sussurro.
- Leo? Stasera?
- Stasera cosa?
Ha un timbro di voce incredibilmente profondo. Chissà se si skazza
se gli chiedo di farmi un "Woaah" come Piero Pelù.
- Stasera cosa lo sai benissimo.
- E dimmelo.
Mi, ma sei perverso. :D
- No, bambolina. Ma hai idea di quanto sia eccitante pensare che stai per
chiedermi di...
- ... rubare a Giordano il testo del mio prossimo esame?
Ahio, m'ha dato una manata sul culo. :D
- Shh, te lo meriti. Senti come è caldo, il tuo culetto, devo continuare?
- Ahioahia, no!
- Allora?
- Allora stasera mi inculi?
Leonardo? Sei in apnea? ^_^
- E poi sarei io, quello perverso?
- Come volevi che te lo chiedessi, in carta bollata?
- No. Però suona bene. Prova a chiedermelo un'altra volta.
Però adesso ho una fame che non ci vedo (me, the hungry anal slut).
- Leo, hai qualcosa da mangiare?
Sì, va bene, è in uno stato comatoso.
Non c'è della nutella, in questa casa? Due cracker? Una coscia di pollo?
- Cosa mangi?
- Una michetta al riso.
- ?
- Leo, pronto, è un panino con dentro del riso. Non c'avete un cavolo
di niente, in quel frigo. E il vostro risotto fa schifo, senza offesa.
- ?
- Leo?
- ?
- Leo!
- ?
Va bene, buona notte. :D
è lo spazio per poter pensare
Sempre tra le braccia di Leonardo, nel suo studio in università. C'è
Giordano, stanno parlando di qualcosa riguardo la tesi di ricerca. Non è
che stia seguendo molto, sono cose noiose, non le capisco e mi si stanno chiudendo
gli occhi dal sonno.
Sono praticamente mezza addormentata.
Mezza, non del tutto.
Hanno cambiato discorso.
- Gli hai detto che ieri mi hai fatto il culo!
Sono saltata via da Leonardo come se fosse terreno minato, metà della
roba che era sulla scrivania è per aria, è pieno di fogli che
svolazzano. Mi sta andando il sangue al cervello, mi pulsano tutte le vene,
ho la voce roca. Hulk è niente, a confronto.
- È vero, ieri notte mi ha inculato, se vuoi puoi farlo anche tu, così siete pari e potete condividere l'esperienza.
Sono davanti a Giordano, e gli strofino il culo sul pacco, provocando una
(sperabilmente) involontaria reazione.
- Bene, è duro, puoi incularmi anche adesso, tanto a Leonardo non dispiace,
siete amici, no?
Giordano è tutto rosso in viso, mi allontana con uno spintone.
- Tu sei pazza, ma pazza vera.
Leonardo invece è bianco come un cencio, e non dice nulla. Raccatto i miei stracci ed esco, che mi viene da piangere. :'(
Tutto qui. Un messaggio, una parola, da giovedì a oggi.
"Alice" cosa?
Alice mi manchi, Alice parlami, Alice vaffankulo.
Sono triste, mi sento tutta blu, penso che non sarebbe dovuta andare così.
Kavoli, a me stava benissimo farmi un giro di prova e poi sconosciuti come
prima; l'ho cominciato io il gioco, ma Leonardo ha cambiato le regole.
E adesso non mi resta che barare.
Farò finta di non aver ricevuto nessun messaggio.
I feel numb.
- Signorina, dobbiamo parlare del suo esame, può venire nel mio studio?
Nno, come ha fatto a beccarmi! Sono due giorni che mi aggiro nei corridoi
dell'università tipo Spiderman (does whatever a spider can), camminando
rasente i muri e mascherandomi nell'ombra.
- Sì, professore, cioè no, ho lezione, posso mandarle una mail
per prendere un altro appuntamento?
Mi ha appoggiato una mano sulla spalla e sta facendo pressione per farmi entrare
nella stanza, mentre a bassa voce mormora:
- Alice, vedi di non fare scenate in corridoio, o m'inkazzo veramente.
Porta chiusa.
- Cretina.
- Ciao, Giordano. -
- Io di ragazze sceme ne ho conosciute tante, ma tu alzi la media. Scema.
Va bene, il concetto è abbastanza chiaro. Lo so anche io, che sono
scema. Possiamo andare avanti?
- Tieni, visto che gli sms a quanto pare non li ricevi.
Un foglino. Tre parole (cuore sole amore). Rispetto all'ultimo messaggio,
stiamo facendo dei passi da gigante.
Alice, parliamo, vuoi?
Certo, la sintassi è vacillante, ma non mi formalizzo. Gli voglio parlare? Non lo so. Avrei voglia di vederlo, di baciarlo, di stargli addosso. Ma parlare... non intendevo, non volevo, scusami, colpa mia, colpa tua. Colpa mia, in genere. Come figlia dell'Apocalisse, ho la fortuna di avere praticamente sempre torto. Se non per la sostanza, per la forma. Non si potrebbe fare una cosa tipo cancelliamo tutto, ciao come stai, bene e tu, mi sei mancato, anche tu, ti faccio un pompino?
- Ohi.
- Eh?
- Ci sei?
Sì, stavo pensando, cavoli, se non penso, sono scema, se penso, sono
scema. Mii.
- Ascoltami. Tre cose. La prima. Leonardo è sceso a Salerno, visto
che non aveva lezioni e che quella cretina della sua bambolina non
si degnava di rispondere.
Bambolina l'ha detto in corsivo, s'è capito benissimo. Fantastico.
Ma se sta a Salerno, cosa mi dice "parliamo" a fare?
- È da settembre che non torna a casa, ma lo hai talmente rimbecillito
che se lo chiami è capace di venire qui domani mattina.
Eh, l'avrò ipnotizzato. Io, Giucas Casella e il mago Otelma. Mah.
- Te lo chiedo per favore, Alice, non farlo tornare a Milano. È chiaro
che a te non te ne importa un cazzo di nulla, ma vedi di pensare che esistono
anche altre persone. Sua madre, suo padre, i suoi fratelli. Non creargli altri
casini, hai già fatto abbastanza.
Oh, tutto io? Ma kavoli. Tra un po' mi accuserà di aver dato le mosse
alla prima guerra mondiale assassinando il principe Francesco Ferdinando.
- Se ci tieni, vieni tu a Salerno.
A Salerno? Saranno dieci milioni di chilometri. Non so nemmeno dove sia, di
preciso, Salerno.
- Leonardo voleva che andassi giù con lui. Non te l'ha detto perché
temeva una tua qualche reazione balorda.
Già, sempre io. Lui, tutto buono. Io, tutto cattivo.
Una visione manichea che sta iniziando a irritarmi.
- Seconda cosa. Stai buona, ascoltami ancora un minuto.
Cosa è successo giovedì scorso - la versione di Giordano.
- Entro nella stanza e ti trovo lì, addormentata, in braccio a Leonardo.
- Non stavo dormendo!
- Sì, stavi dormendo. Leo ti teneva come se stesse vegliando sul sonno
di Biancaneve, sorridendo come un imbecille, toccandoti i capelli, baciandoti
la fronte.
Davvero? Kekkarino. :)
- Ti prego, è un'immagine che voglio dimenticare. Prima di conoscere
te era una persona normale.
Umph. :|
- Tant'è che gli ho detto: "Leona', stavolta ci sei rimasto sotto
di brutto", e lui ha continuato a sorridere, senza nemmeno tirarmi dietro
un fermacarte, come avrebbe fatto qualunque altro uomo.
O donna. Io ti avrei tirato qualcosa. E ho un'ottima mira.
- Insomma, io cercavo di spiegargli che avevano nominato la commissione per
la nostra tesi di ricerca, e lui sorrideva assente. Dopo dieci minuti di sguardo
fisso nel vuoto, ho chiesto: "Ma si può sapere cosa t'ha combinato
la bambolina ieri sera, che hai due occhi che fai paura?".
Ta-dah! E qui ti volevo...
- E non ha mica descritto i particolari, cretina, ti ha solo dato una pacca sul culo. Il resto me lo sono immaginato da solo, anche perché dormivo nella camera accanto alla vostra. Anzi, cercavo di dormire, visto il casino che avete fatto.
Oh. Tutto qui? Mi stai forse forse forse dicendo che ho... esagerato? Io? Nnno. :)
Cosa è successo giovedì scorso - il film di Alice.
Giordano entra nello studio di Leonardo, che ha Alice tra le braccia, (semi)addormentata.
Qualche parola sulla tesi, e poi si passa ad altro.
- Sì, adesso devo farle un po' di coccole, così sta buona.
- Ma ne vale la pena?
- Mah. Per ora. Finché beve.
- E ieri? Vi hanno sentito sino al primo piano.
- Ieri le ho fatto il culo.
- E l'hai sfondata bene?
- Come no. All'inizio si è lamentata un po', alla fine mi implorava
di dargliene ancora.
- Evvai. Fammi sapere quando la sganci, che una botta al culo gliela dò
anch'io.
- Ma pigliatela anche adesso, che mi sa che si sta affezionando.
O qualcosa del genere.
- Terza cosa. Questa riguarda me. Prova un'altra volta a starmi addosso come giovedì scorso, e ti faccio piangere, Alice, davvero. Guarda che non ho la pazienza di Leonardo, fammi ancora una scena del genere e vedi che non scherzo.
Wow. Moltissima paura. Quasi ci provo. :)
Seriamente (cioè escludendo di farsi dare una ripassata dal suo migliore amico, che mi pare poco gentile), cosa cavolo faccio, adesso?!? :|
Non gli risponderò.
In questo momento mi sento troppo coinvolta, passerei da "non me ne frega
una ceppa di te, potresti stramazzare qui sul selciato e non farei altro che
scavalcarti con grazia" a "sei l'uomo più importante dell'universo,
farò tutto quello che vorrai, non combinerò casini, non lasciarmi
da sola, ti prego".
Forse telefonerò a Martina e la coprirò di insulti. In fin
dei conti, è solo colpa sua. Se avesse scelto un relatore muffido,
non mi sarei messa in caccia di Leonardo e in questo momento starei folleggiando
per le vie della città, in un turbinio di shopping natalizio, invece
di starmene chiusa in casa con un fratellino febbricitante e un amico malmostoso.
Che è comunque riuscito a rifilarmi un amico suo Roberto (detto Robino.
iniziamo malissimo) per stasera.
E non ho ancora comprato nulla per Natale. Vi regalerò i biscotti del
cane (elegantemente impacchettati in carta di riso e nastri di seta).
Oggi è arrivata un'altra mail.
Gli auguri di Natale.
A questa risponderò, ricambiando. Esisterà un modo per dire
"Buone feste" sottointendendo "chiamami ti prego chiamami chiamami
chiamami"?
Un augurio di buone feste a te e alla tua famiglia.
Noi stiamo tutti bene, a parte il piccolo che ha ancora qualche linea di febbre
e il mio cellulare, dolorosamente silente.
Mi faccio pena da sola.
Scriverò
Grazie degli auguri, buone feste anche a te.
Nel frattempo, Leonardo prosegue la descrizione della famiglia Von Trapp,
tutti insieme appassionatamente, e fa tanta tenerezza. In casa mia, ci si
stringe la mano solo dopo aver levato i guanti, per timore dei coltelli.
È arrivato il fratello maggiore, Vincenzo, che deve essere maggiore
di parecchio, visto che ha due figlie di sedici e dodici anni.
La vecchia camera di Leo è stata arredata in modo da ospitare le nipotine,
mentre lui divide la camera col secondo fratello (che dovrebbe essere il fratello
di mezzo, maggiore di un paio di anni, ma non ho info. È la pecora
nera, ci potrei scommettere la testa del Gibbo). Leo ha finito di preparare
i regali, anche se i pacchetti non gli sono riusciti bene. Scarsissima manualità.
Ha le mani troppo grandi, riesco a vederlo mentre spreca chilometri di nastro
adesivo e si intorcina le dita nel tentativo di fare un fiocco decente. Ha
bisogno di me, io creo pacchetti bellissimi, con la rafia e la carta di riso,
e so fare le coccardine col nastro argentato e aggiungo i rametti di agrifoglio
e le piccole pigne, e scrivo Auguri! coll'uniposca dorato. Basta
poco per sentirsi utile.
Intanto il nostro albero di natale si è riempito di regali per il
piccolo, si riconoscono dalle dimensioni improbabili dei pacchi. A me e al
Gibbo, tristissima bustina coi sacchi, così vi comprate quello che
volete (ok, è efficiente, ma triste). Ad Alex, niente. Probabilmente
non lo chiamano nemmeno per fargli gli auguri. Questa sera, cenone in famiglia,
e domani ristorante con Alberto e - temo - nuova fidanzata (lo squallore dei
ristoranti nei giorni di festa è qualcosa di inimmaginabile).
Non riesco a uscire dal trip "cosa starei facendo se fossi con Leonardo",
e mi sembra che nulla abbia senso, senza di lui.
Nothing compares to you.
Anche per quest'anno, è andato.
Il piccolo ha aperto tutti i regali, è bello vederlo felice.
Io e il Gibbo abbiamo giocato colle macchinine (la mia è rossa, e vince),
non ci siamo insultati nemmeno una volta.
E ho telefonato a Salerno. :)
Ho fatto uno squillo a Giordano, per fargli gli auguri.
- Pronto, buongiorno, sono Alice C., potrei parlare con Giordano?
- È il mio cellulare, cretina, chi vuoi che risponda?
Uff, c'è voluto un training autogeno di venti minuti, per comporre
il numero, e questo mi massacra così d'emblée.
- Eh, non lo so, scusa, volevo farti gli auguri, insomma, buon natale, ok,
non importa, ciao.
- Non ho capito nulla, sono in Chiesa, aspetta, esco un attimo.
In Chiesa? Col cellulare acceso? In Chiesa?? O_o
- Ciao Alice.
Hmmmm... la sua voce. L'avevo quasi dimenticata. Dire che non ci speravo,
che fosse con Giordano, sarebbe mentire.
- Leonardo.
Panico. Non so cosa dire, mi è uscito un "Leonardo" tutto
sospiroso e adorante. Keffigura del cavolo.
- Cosa fai di bello, bambolina?
Cosa faccio?
- Ah, beh, niente, il cenone, il panettone ricoperto di cioccolata, ho mangiato
un quintale di panettone ricoperto di cioccolata e adesso mi faccio una pista
di Malox, poi abbiamo aperto i regali, cioè il piccolo ha aperto i
regali, lui li apre e noi ci giochiamo, io e il Gibbo intendo, e siccome lui
è piccolo e imbranato non lo facciamo giocare a meno che non si metta
a piangere.
Che accidenti gli sto dicendo. Mi ascolto mentre straparlo, non sento la sua voce da più di una settimana, ho patito come un cane randagio e adesso gli sto dicendo delle belinate fuori dal mondo.
- E comunque è la macchinina rossa, quella vince, è chiaro
che quella blu finisce fuori alla prima curva, solo che il Gibbo è
un idiota e ha scelto quella blu. Che perde.
Alice? Ci sei? Vuoi provare a ruttare al telefono, per migliorare la situazione?
- Bambolina, mi manchi.
- Anche tu.
Boum. L'ho detto. Cioè, me l'ha detto prima che io potesse intervenire.
- Allora quando vieni a Salerno?
Che bello, ha cambiato tono. All'inizio era rigido e formale, come se stesse
dettando la corrispondenza alla segretaria. Adesso sorride, lo sento dalla
voce. :)
- Salerno? Non lo so, domani ho il pranzo di natale con papà, dopodomani
vado a Genova da Stefano...
Posso prendere un treno il 27, o il 28. Meglio il 27, che viene prima.
- Ah. Da Stefano vai.
E allora?
- Capisco.
Non credo. Mi sto innervosendo. Mi verrebbe da buttargli giù il telefono.
Ancora qualche secondo di silenzio. Non capisci un accidenti di niente, stupido
coso geloso, ammesso che sia gelosia e non qualche altro sentimento malato,
mi sto innervosendo, l'ho detto che mi sto innervosendo? Mi sto ufficialmente
innervosendo.
- Va bene, auguri, ciaociao, salutami Giordano.
- Ciao.
- Ripassiamo il piano.
Sì capo! Agli ordini!
- Adesso ti porto a Principe.
- Sì!
- A Roma cambi treno, e chiami Giordano.
- Sì!
- Scendi a Salerno, aspetti Giordano e ti fai portare in albergo.
- Sì!
- Fai una doccia, ti ripigli, chiami Leonardo.
- Sì!
- Non lo fai venire in albergo, altrimenti scopate e basta.
- Sì!
- Cerchi un locale, un bar, qualcosa del genere in cui incontrarvi.
- Sì!
- Parlate.
- Sì!
- Torni in albergo.
- Sì!
- Da sola.
- Sì!
- Dormi.
- Sì!
- Ti svegli.
- Sì!
- Fai colazione.
- Sì!
- Mi compri le mozzarelle campane.
- Sì! (Sì?)
- Prendi il treno.
- Sì!
- A Roma, cambi treno, chiami Giordano e lo ringrazi.
- Sì! Perché a Roma?
- Per simmetria, non sindacare. Arrivi a Principe. Se ferma a Brignole, chiamami.
- Sì!
- Io ti aspetto qui fuori e ti porto a casa.
- Sì!
- E mi fai una pompa.
- ?
- Dici sempre di sì, ci ho provato.
Scemo.
- Vai, devi ancora fare il biglietto.
- Ti voglio bene.
- Io, ti voglio bene.
Ecco, sto andando da Leonardo.
Mi puppo sedici ore di treno in due giorni, per parlargli mezza serata, sempre
ammesso che voglia parlarmi. Ho il mio squallido zainetto, coi jeans, calze&mutande,
una camicia blu che mi piace tanto. Il beauty. Due libri, uno dell'università
(metti che mi venga da studiare). L'ipod. Il portatile. Una coca light. Un
pacchetto di patatine al bacon. Un mars. Una bottiglietta di acqua. Due panini
che mi ha dato la mamma di Stefano, più la focaccia. Sono pronta per
le truppe cammellate, ho un quintale di zaino, etto più etto meno.
Roma Termini. Chiamo Giordano.
- Pronto, buongiorno, sono Alice C., potrei parlare con Giordano?
- Ciao, cretina, è sempre il mio cellulare, sempre io rispondo.
Eh, ho capito, a me viene automatico dire pronto buongiorno sono Alice, non
è che deve trattarmi per forza di merda. Adesso come faccio a chiedergli
un favore?
- Cosa combini, scema?
Vabbè. Sempre più incoraggiante.
- Sono a Roma.
- Nnno, stai venendo qui!
Sta ridendo in maniera sguaiata. Quasi mi ripiglio il treno e torno a Genova.
- Dai, scema, dimmi quando arrivi, che avviso Leonardo.
Ecco, no. Dovresti...
- No, aspetta. Non glielo dire. Non so se lui vuole... insomma... se... ecco...
Non potresti venire a prendermi tu?
- Ammazza, quanto sei scema.
- Sì, va bene, ma potresti farlo? E l'albergo. Mi serve un albergo,
domani torno a Genova, Alberto non vuole che viaggi di notte da sola.
Silenzio.
- Mi rispondi? Oh, se c'hai da fare, in qualche modo mi arrangio, non è
un problema.
- Ma sì, non ti agitare, ti vengo a prendere.
- Puntuale.
- Va beeene, a più tardi, bambolina.
E anche questa è fatta.
L'ha raccontato Alice, dal 15 al 28 dicembre del 2005. I post originali
sono sul blog. Ho corretto
qualche errore e riformattato. Se avete qualcosa da dire, qualcosa di carino
da dire, scrivete.
L'immagine nell'intestazione è "The Apprentice", di Jack
Vettriano.