
Di quando Leonardo presenta la tesi del dottorato.
Di quando Alice pensa sia meglio lasciarsi.
Di quando sarebbe meglio che Alice non pensasse.
Di quando Leonardo scopre Villasvena.
Valentino l'abbiamo giubilato con una mousse al cioccolato rigorosamente non a forma di cuore, civilmente consumata seduti a tavola, ognuno col proprio cucchiaino alla propria bocca. Confesso dieci minuti di romanticismo quando abbiamo condiviso il ribes rosso che accompagnava la mousse in questione.
È una situazione surreale, sto cercando di memorizzare il numero maggiore
di particolari come se fosse già deciso che è tutto finito,
come se ogni cosa che succede da adesso in poi succeda per l'ultima volta.
Ogni cosa.
È l'ultima volta che mi bacia dicendo: "Sigaretta", ed esce in balcone a fumare, un po' scocciato, un po' fiero di sacrificarsi perché a me il fumo dà fastidio. L'ultima volta che mi porta a letto in braccio, sorridendo imbarazzato alle battutacce di Giordano. L'ultima volta che decidiamo di dormire che domani dobbiamo svegliarci presto e invece facciamo l'amore, gesù bambolina è tardissimo, kemmimporta io quando arrivo a casa dormo sino alle due, sei tu che poi sei uno straccio per tutto il giorno. L'ultima volta che ci addormentiamo abbracciati e anche se di notte mi alzo perché scappa pipi, quando torno a letto lui allunga il braccio e mi stringe a sé senza nemmeno aprire gli occhi. L'ultima volta che mi sveglia baciandomi la fronte e gli dico scinque minuuti e lui dice va bene bambolina allora vado a farmi la doccia. E faccio la doccia anche io, mentre lui si rade, e so che mi guarda e anche io lo guardo e poi lo abbraccio da dietro, gli bacio le spalle, lui dice bambolina sei tutta bagnata e io gli dico hai ragione ragione. Il rasoio cade nel lavandino, lui si gira e mi spinge contro le piastrelle, fredde, urlo, Giordano grida smettetela di fare sesso in bagno, io rispondo abbiamo appena iniziato, Stefania dice Giordano! Leonardo dice Alice! va bene, si sta facendo tardi.
Tardi, Giordano e Stefania che non si levano di torno e io volevo farti un pompino stando sul divano, come la prima volta, così, mi sembrava bello, che avesse un senso, che si chiudesse un ciclo.
Andiamo in università, tu devi controllare le ultime cose, io raccatto Stefano e mi siedo in fondo all'aula magna, insieme agli altri sfaccendati, oh, è arrivato tuo fratello. E anche tua madre e tuo padre. Stefano, Fudo della Montagna, riparami che non voglio farmi vedere dai suoi genitori, più tardi scenderò a salutarli ma adesso voglio stare qui con te.
La presentazione la conosco a memoria, una domanda, la tua risposta mentre per la prima volta guardi oltre le file dei professori e non mi vedi, ma vedi Stefano e sai che devo essere lì intorno. Applausi. Strette di mano. Altre presentazioni, applausi e strette di mano, poi il rinfresco generosamente offerto dalla facoltà, una tristezza indicibile, avrebbero almeno potuto mettere delle tovaglie sui tavoli dell'aula seminari, è veramente veramente squallido.
Saluto i tuoi genitori, prima che il segrebidello mi butti fuori dall'aula, gli studenti volgari non sono ammessi ai festeggiamenti, plebaglia. Oggi è anche il suo giorno, ha sistemato le poltroncine dei dottorandi, controllato i microfoni e si è complimentato con un po' di genitori a caso, un figlio che si laurea è una bella soddisfazione.
Mi accompagni fuori mentre ti dico che sei bravissimo e in corridoio mi baci senza accorgerti che P. è uscito dal suo studio diretto all'aula seminari e quando passa davanti a noi ti dà una pacca sulla spalla e dice bene, bene Leonardo, sono contento del tuo lavoro ma adesso non distrarti troppo e tu diventi viola e dici eh certo professore e sembri un po' scemo.
Vado a casa, ci vediamo stasera a cena con la tua famiglia. Sei proprio sicuro
che debba venire anche io? Sì, altrimenti tuo padre si offende.
Ci sarò.
Però.
Vorrei parlarti.
È mezzanotte passata, i parenti sono rientrati in albergo, siamo soli
davanti al cancello di casa mia. Oh my, è venuto il momento.
- Bambolina, puoi dormire da me?
- Nno.
- Va bene. Domani passi in università?
- Nno.
- Resti a casa a studiare? Ti vedi con Stefano?
- Stefano, forse. C'è Silvietta a Milano.
- E allora perché non vieni in facoltà? Io sono abbastanza libero,
ti posso aiutare.
- Non occorre, grazie. Ci arrivo da sola.
- Ma lo so che ci arrivi, bambolina sciocca, è solo per stare insieme
senza sentirmi in colpa perché non ti lascio studiare.
Non sorridere, per favore. Non sorridere e non essere gentile.
- Ci vediamo domani sera?
- Nno.
- Ti lascio dormire, promesso. Andiamo a letto presto e ti accompagno all'esame.
- Non è quello.
- E allora cos'è, Alice, cosa succede?
- Niente, non mi va.
- Non mi va? Non mi va cosa?
- Non mi va di vederti. Basta.
Kavoli, ke faccia brutta che hai. :|
- Alice, ma stai scherzando? Mi vuoi spiegare?
- No. Sì. Te l'ho detto, basta.
- Basta cosa, basta. Non vuoi più vedermi?
Ecco.
- Alice, ma stai dicendo seriamente, vuoi che non ci vediamo più?
Vuoi davvero che non ci vediamo più?
- Sì.
- E il motivo? Posso sapere il motivo? C'è un motivo?
- Così, basta. Mi sembra che sia una cosa non giusta.
- Smettila di dire basta, mi stai facendo male, dimmi cosa ti succede, dimmi
perché adesso non dobbiamo più vederci, Alice, guardami e dimmi
cosa ti succede.
No. Niente. Boh. Non alzare la voce. Lasciami in pace. Mi sembra di non volerti
bene per niente. Non esisti non esisti non esisti.
- Alice. Parlami.
- Sì. Non sono felice.
Ahi. Che occhi. Questi sì che fanno male. :|
- Va bene. Non ho bisogno di altro. Se non sei felice, non so cosa dire.
Buona notte, Alice.
- Buona notte.
Apro il cancello, mi giro e vedo la sua macchina allontanarsi.
Adesso è il momento, adesso mi prende male. Ma male di brutto. Entro in casa, non ce la faccio, mi sembra di non respirare. Lascio un biglietto in cucina, "Sono da Stefano", domani Robert mi kazzierà, non importa.
Salgo in macchina, devo andare da Stefano, Stefano, Stefano, intanto gli mando un messaggio, Stefano sto affondando. Arrivo, parcheggio sul marciapiede, stanno lavando le strade. Stefano è davanti al portone e mi abbraccia forte.
- Ali, allora l'hai fatto davvero?
Zi. :'(
- Andiamo di sopra, andiamo, va tutto bene.
Insomma. :|
- Ciao Alice, Stefano mi ha raccontato, spero non ti dispiaccia.
- Ciao Silvia. No, è ok. Cioè. Quasi.
Parliamo un po', Silvia mi piace, sta riuscendo a sdrammatizzare e a farmi bere, sono le due del mattino e siamo un po' brille, stiamo facendo le facce da orgasmo, Stefano protesta affermando di non avere assolutamente quell'espressione da scimmione mimata da Silvia, io dico beh è verosimile, se non hai questa espressione devi averne una non molto differente.
- Ma allora è vero che non avete mai fatto sesso!
- Non tra noi, cioè io con lui e lui con me.
Sto sragionando. :)
- No, io e Stefano mai, come si fa.
Mi viene da ridere, sono veramente rinkoglionita. :)
Anche Silvia ride.
- Si fa benissimo, non hai idea.
- Hai mai provato le fragole?
No, stiamo ridendo come sceme, fragole, fragole, Ste, fragole.
- Basta, siete due cretine, andiamo a letto.
Sì, andiamo a letto. Tutti e tre. Ke situazione del kavolo. Stefano
è sdraiato al centro del letto, abbraccia a destra Silvietta e a sinistra
la piccola e lamentosa Alice. Non scopate mentre dormo, che se mi sveglio
e vi vedo mi vengono i traumi.
- Ali, non è meglio se piangi un po'?
Forse.
Sveglia alle otto, dopo aver dormito tre ore abbondanti, scinquue minuuti (me lo dico da sola) e mi alzo.
Sveglia alle otto e otto minuti, dopo aver dormito tre ore e otto minuti, abbondanti, ancora scinque minuuti e mi alzo, tanto non mi trucco.
Sveglia alle otto e sedici minuti, dopo aver dormito tre ore e sedici minuti precisi, ancora scinque minuuti e mi alzo, tanto non mi pettino.
Sveglia alle otto e ventiquattro minuti, dopo... vabe il concetto è chiaro, ancora scinque minuuti e mi alzo, tanto non mi lavo.
Sveglia alle otto e trentadue minuti, ancora stikazzi di scinquue minuti e mi alzo, tanto non mi vesto.
Sveglia alle otto e quaranta. Otto e quaranta? Tardiiiissimo.
Tegolino, doccia, shampoo, balsamo, denti, crema, copriocchiaie, è una battaglia persa prosegui, fondotinta, sbrigati, niente phon non c'è tempo. In che aula è l'esame? Libretto, tessera, una biro che scriva, no kavoli blu porta sfiga, una biro nera che scriva, non mi ricordo un accidenti di niente, succo di frutta, tortina tam tam (buuuona la tortina tam tam) e due mandarini, ho bisogno di generi di conforto durante gli esami.
Sciarpa, guanti, casco, se il Gibbo ha lasciato il suo motorino davanti al mio scooter giuro che lo prendo a catenate. Via!
Arrivata, in tempo. Circa in tempo, hanno già fatto l'appello. :|
Fa-te-mi en-tra-re per fa-vo-re.
Grazie.
Un assistente che non conosco controlla la lista degli iscritti. Siediti qui davanti a sinistra. Bene. In fondo a destra, giusto dietro Stefano.
- Ali, pensavo non venissi, ti avrò mandato venti messaggi.
Oh. Ecco cosa ho dimenticato. Il cellulare. :|
C'è Giordano, stanno consegnando il testo dell'esame.
- A voi due vi tengo d'occhio, provate solo a muovere le labbra e vi ritiro
il compito.
Eh, tranquillo, per chi ci hai preso.
- Tu poi, zitta. Cretina.
:|
Leggo le domande. Ok. Si Può Fare.
Chissà se Leonardo è in facoltà. Sono arrivata talmente di corsa da passare davanti al suo studio senza pensare che avrei potuto incontrarlo. Ci penso ora. Sono proprio in fondo all'aula, ma dal corridoio dovrebbe riuscire comunque a vedermi. Sempre che decida di farlo. :'|
Torniamo al compito. Keppalle.
- Ali, la terza domanda.
Zitto scemo, che già siamo in pochi e in quest'aula c'è un'eco
che nemmeno nella valle dell'eco tonante, poi Giordano s'aggira tra i banchi
come un cane rabbioso, credo non veda l'ora di buttarmi fuori a calci. :|
Eccolo.
- Scema.
Come funziona? Un insulto ogni due giri? Mi insulti solo tu o anche gli altri
assistenti? Posso scendere alla cattedra a farmi insultare anche dal prof,
che vale doppio? Quasi mi addormento. :|
- Ali!
- Ste, boh, due.
- Due perché?
- Due, ke ne so, ho scritto due.
- Ali, io non ho il patentino da ritardata mentale, perché dici due?
Miiiiiii. Non devi scrivere un tema, devi solo indicare una soluzione. E la
soluzione è due. Fine.
- E poi come minkia glielo spiego all'orale?
Uno, kettifrega adesso dell'orale; due, io l'orale non lo faccio, registro
e basta. :|
- Ali, fankulo.
Vabe. :|
- Allora la smettiamo di parlare?
Uff.
- Scema, vuoi farti ritirare il compito?
Sì. Pigliati 'sto kavolo di compito così me ne vado a casa.
- Signorina, consegna o si ritira?
Consegno, consegno. Dormo, ma consegno. Firmo. Saluto il professore. Vado.
Aspetto Stefano al bar, non c'è quasi nessuno, un caffè e la testa che ciondola dal sonno, adesso m'addormo qui e mi sposta alla sera la donna delle pulizie.
Passa un po' di gente che conosco, saluti, minkiate varie. Cosa facciamo per carnevale? Carnevale? E chi ci arriva, a carnevale.
Stefano, mii, ti dai una mossa?
- Stika, non consegnava nessuno, non volevo consegnare subito dopo di te.
- Vabe. Tutto bene?
- Boh. L'ultima l'ho tirata a caso, la tre ho messo quello che m'hai detto
se m'hai detto una minkiata m'inkazzo. Il resto ok.
- Buono. Io vado a casa, prima di incartarmi col motorino. Bacibaci.
- Baci. Passo da te verso le quattro.
Casa.
Voooglioo dormiiire.
Mi si chiudono gli occhi, ma non riesco a prendere sonno. Kazzeggio sul web,
gioco col piccolo, conto le pagine da preparare per l'esame di lunedì.
Dooormire.
Niente.
Stefano. :)
- Ali, letto.
Sì. Adesso che ci sei tu, dormo. Ti voglio bene. :)
- Zippitrippi?
Giacomo, squagliati, ho sonno.
Mi tocca la faccia, è una mosca settembrina.
- Trippitrippitrappi?
Bambino, nemmeno te lo dico, lèvati.
- Zuppitrippitrippitrappi?
Giacomo adesso ti ribalto, torna qui se hai coraggio.
- Stefano mi ha detto di svegliarti.
Eh, sono sveglia. Dov'è Stefano?
- Sono qui Ali, andiamo?
Dieci minuti di restauro. Andiamo :D
Abbiamo scroccato ad Alberto due biglietti per il concerto dedicato a De
André, e anche questo giorno è passato senza troppi danni. Qualche
timore per domani e soprattutto per domenica.
Compleanno di Leonardo.
Trentanni. :'(
Silvia è tornata a Genova giovedì pomeriggio, Stefano sta facendo il figo ma non vede l'ora di rivederla. Scendiamo anche noi, questa sera c'è una festa, niente di che, ma farei qualunque cosa pur di non restare sola con quell'idiota di me stessa.
Pantaloni grigi e maglioncino a rombi, non ho voglia di scemeggiare. :|
Mii, sempre le solite facce. Mai che qualcuno di voi si trasformi in uno straccio d'uomo interessante. Vi odio tutti. A te un po' meno, ora che ti guardo meglio. Alessandro. Come mio fratello. Parlami di te, hai il mio disinteresse più assoluto.
L'Ostronso. Sapevo ci sarebbe stato anche lui, c'è sempre. Come sono felice, è proprio quello che mi occorre per non pensare a Leonardo. Allora? Non mi hai vista? Non ti sembra il momento di iniziare a skassare le palle? MaaaAAX? C'è quella stronza di Alice, vogliamo vedere scorrere il sangue.
- Dov'è il professorino?
- Finita, divertiti pure.
- Mi spiace.
Mah. Mi permetto di dubitarne.
- Tu? Maria Cristina?
- Ha la febbre.
Già l'aviaria, povera anatroccola.
Ke minkia fai, stai cercando di palparmi in memoria dei vecchi tempi?
- Hai detto che con il tipo è finita.
- E allora?
- E allora niente.
Che uomo di merda. :|
- Alice, con me non hai bisogno di fare tante scene.
No, infatti, tu mi fai schifo da subito. Ma Stefano dove s'è cacciato?
Non dovrebbe venire qui e picchiarti fortissimo?
Quasi mezzanotte, una chiamata persa. Troppo casino, esco dal locale e richiamo.
- Giordano? Alice. Mi hai cercata?
- Ti richiamo.
Vabe. :|
Aspetto.
- Cosa fai qui fuori da sola? Ti stavo cercando.
Alessandro. Ali, è carino, è gentile, perché non ci dedichiamo
un po' a lui?
Perché non me ne può fregare di meno. :|
Cell, scusa, lèvati.
- Giordano, e allora?
- Ciao scema, ero con Leonardo.
Eh, capito, ma mi hai cercata tu, kekkavolo vuoi. :'|
- Come stai?
- Bene. Tu?
- Ma io sto bene, scema, siete voi due che fate pietà.
- Fammi capire, mi chiami per deprimermi?
- No, ti chiamo per dirti di fargli gli auguri. Sii carina, ci conto.
- Giordano, non esist...
Mi ha buttato giù il telefono. :|
Cosa faccio? :(
Vada per il messaggino, triste:
Buon compleanno, auguri.
Alice
Tristissimo. :"(
Rientriamo a cercare Alessandro. Sorridi.
Sorrido. :)
- Vuoi qualcosa da bere?
Una coca, grazie. Niente alcol, che lunedì ho un esame e non posso
permettermi una domenica di mal di testa.
L'ho detto che è gentile? Beh, è gentile. E carino. Nulla da
criticare. A parte il fatto che è assolutamente insulso e non assomiglia
a Leonardo nemmeno un po'. :|
SMS.
Stefano che s'imbosca con Silvietta.
Rispondo. Nessun problema, resto ancora un po' qui e poi mi arrangio. Divertitevi.
:)
SMS.
Ti ringrazio per gli auguri.
Leonardo
Mii, il mio messaggio era triste, e il suo non è da meno.
SMS.
Cretina.
Niente firma, è Giordano. :|
Alessandro non sembra molto felice del fatto che stia riservando maggiori attenzioni al cellulare che a lui. Si alza per andare a prendere da bere, di nuovo. Quasi richiamo Giordano.
- Ciao, ancora io.
- Ma non potevi chiamarlo, fargli gli auguri per bene e dirgli che sei completamente
scema?
- Oh, kazzi tuoi mai?
- No. Dove sei, non si capisce niente.
- Festa. Sono in un locale.
- Ti vengo a prendere.
- Mi vieni a prendere cosa, mi vieni a prendere. Stattene affankulo lì
dove sei.
- Ti vengo a prendere e ti dò due sberle. Poi parliamo.
- Sì. Sono qui che ti aspetto.
- Vengo davvero, Alice, dimmi dove sei.
- Ma smettila, rompiballe, sono a Genova.
Imprecazioni di sottofondo.
- Quando torni?
Boh.
- Domani. Cioè oggi. Prendo il primo treno del mattino.
- Bene. Ti vengo a prendere in stazione. Ciao.
E mi richiude il telefono in faccia. :|
Le tre e mezza, Alessandro s'è ormai rassegnato all'evidenza di aver sprecato il sabato sera ed è quasi divertente. Rinnova l'invito a proseguire la notte a casa sua, senza troppa convinzione. Meglio di no, grazie. Sarà per un'altra volta. Ti accompagno a casa? Non occorre, sono... sono da sola. :|
Sola. Si fa per dire. C'è sempre l'Ostronso.
- Dai Alice, solo per questa sera.
- Ok. Ma non voglio che ci vedano uscire insieme.
- Brava.
Eh, un genio. Inizia a fare il giro del fullo, che troppo ti raggiungo.
Andiamocene in stazione, va. Un paio d'ore in sala d'attesa non me le leva nessuno. Un libro da leggere ce l'ho, e i pensieri non mancano. :|
Devo essere collassata appena salita sul treno, non mi hanno nemmeno controllato il biglietto.
Nell'atrio della stazione, in seconda fila, c'è Giordano che mi aspetta. Andiamo a prendere un caffè insieme.
- Alice, me la spieghi questa nuova pazzia?
Mi viene da piangere. :'|
- Vabbuo, tu piangi, quell'altro in tre giorni avrà detto sì e no quattro parole, io non vi capisco proprio.
Nemmeno io mi capisco, ma ci sto lavorando.
Portami a casa, e non mi parlare di lui, per favore. :'(
Oggi gira male.
Sarà stato il risveglio, alle sei meno venti, con Robert che dice
"ho dimenticato di prenotare il taxi, devi portarci a Cadorna",
e pensi
- vaffankulo
- chiedilo ad Alex, ma Alex non c'è :"(
- rivaffankulo
Sarà che arrivi in università e sovrapensiero ti trovi nel corridoio sbagliato, davanti alla porta sbagliata e nemmeno sai se lui ci sia, ma la tentazione di bussare e dirgli
dirgli qualunque cosa, o anche nessuna, è una tentazione fortissima.
Sarà che quest'esame è una minkiata e mi sto svanendo, è la terza volta che riprendo a scrivere la medesima risposta, e kavoli potresti anche venire a vedere se sto morendo davanti a questo foglio o cosa.
Sarà che torni a casa e vorresti parlare con tuo padre, ma risponde la segreteria telefonica dicendo di non rompere per almeno un altro paio d'ore. Allora aspetti, dormendo un po', e poi richiami, ma è troppo tardi e Alberto non ha tempo da dedicarti.
Sarà che Silvia ha detto Stefano vuole più bene a te che a me, e ci mancherebbe, anche io voglio più bene a lui che a chiunque altro, ma adesso come faccio a chiedergli di venire qui e salvarmi per l'ennesima, ripetuta volta?
Sarà che hai voglia di essere cattiva e ti metti a urlare contro Gilberto, che poveraccio non aveva fatto poi nulla di male, e il piccolo piange Non litigate e ti senti veramente veramente una strega.
Sarà che basterebbe un bacio.
E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.
La casa dei nonni.
La casa di Alberto, che i nonni sono morti da trentanni.
Villasvena, come la chiama Alex.
Perché in effetti è un po' triste, in special modo l'inverno. Aggrappata a mezza costa, in compagnia di un paio di altre cascine per lo più disabitate. Un contadino di novantanni, che gira con una capretta al guinzaglio e puzza di vino e di altro, e un'immensa famiglia di fattori indiani che si prende cura delle terre di quasi tutta la collina.
Che idea arrivare col buio, fa un freddo da morire. Niente riscaldamento, non so farlo partire, niente televisione, la neve deve aver spostato la parabola, niente cellulare che in casa non c'è campo.
Accendo il camino, prendo due coperte.
Sto qui.
Nella poltrona grande, quella col velluto un po' rovinato. Al piano di sopra ci saranno tre gradi, sono salita a fare pipi e mi si sono congelate le chiappe. Non ho sonno. Mangio la cioccolata.
Ho preso la scacchiera dallo studio di Alberto, sistemo i pezzi come nell'ultima partita con Leonardo. Difesa siciliana, variante Najdorf, stupido pedone avvelenato. Il prof aveva abbandonato il tavolo lamentando il comportamento scorretto del bianco. Giochi in maniera troppo aggressiva e mi stai leccando il collo. A me sembrava un buon inizio. :|
Telefono. Questo numero lo conoscono solo Alex e papà, e sono le due del mattino.
- Ciao Alberto.
- Alice, torna immediatamente da tua madre.
Sì. Subito. No.
- Non mi piace che tu stia lì da sola.
Capito. Non ti piace. Altro?
- Gli esami li hai finiti?
Quasi. Due fatti, il terzo rimandato. Per un po'.
- Cosa hai combinato a quel povero ragazzo?
- Niente. Qualcosa. Kettimporta. Nemmeno ti piaceva.
- Alice, non ho mai detto che non mi piacesse.
- L'hai fatto. Quella sera. Hai detto che non mi avrebbe tenuto.
- Sì. Ma tu potevi tenere lui.
Ma ke kavolo di discorso. :|
- Perché ieri eri arrabbiata? Dalla segreteria non si capiva nulla.
- Niente, una roba del blog.
- Cosa?
- Blog, una roba del blog. -
- Cos'è un blob?
- Un fluido che uccide.
- Alice...
- Blog, mii, blo GI con la GI.
- Tu hai un blog?
- No, ho un blob. Ma non uccide molto, è un blob per pochi intimi.
- Tu hai un blog?
- Uff.
- E cosa scrivi?
- Cose.
- Cose tipo?
- Cose tipo le tue donne.
- ALICE.
- Ok. Cose tipo i miei uomini.
- Posso leggere questo blog?
- E se poi ci trovi scene di sesso?
- Racconti scene di sesso?
- Hmmm. Forse.
- Ma non ci sono errori di sintassi, vero?
Dunno. :|
Vado a dormire. Lo studio di Alberto è qui a fianco del camino, è
la stanza più calda e c'è un sofà enorme. Due coperte
le ho, salgo a prendere lenzuola cuscini e piumone.
Buonanotte Alice, me lo dico da sola, fai un sogno bello. :')
E dire a tutti che sto bene
sto benissimo a sapere
che voi state bene insieme
quando vi vedete.
[l'ennesimo post vittimista]
È così, ce l'hanno tutti con me.
Ma tutti tutti.
Anche il vecchio della capretta. Che stamattina è passato davanti al
cancello e m'ha insultata. Così, gratuitamente. Io placidamente
seduta sulla panca del melo cotogno, con un libro e un bicchiere di latte
buono, che fa freddo ma c'è il sole, e quando c'è
il sole si sta in giardino, e quest'uomo che scende dalla collina, la
sobrietà abbandonata ormai da alcune ore, e giusto davanti al cancello
si ferma e urla di smettere di sparare ai conigli, che gli si imbizzarrisce
il pecoro. :|
Io al coniglio lo sparo eccome, molto gusto a sparare al coniglio. Coniglio resta in conigliera, me non spara. Coniglio scappa da conigliera, me spara.
È un sistema educativo, tipo Montessori, credo. E poi non ne ho mai pigliato uno che fosse uno, sono bastardi i conigli, si muovono veloci come Flash Gordon, mica facile centrarli.
Fosse vivo il tuo povero nonno...
Eh sì, ma è morto. Tipo nel ‘65. Aveva una mira migliore, vero?
Ieri è passato Stefano. Stava scendendo a Genova da Silvietta e s'è fatto quel paio d'ore di deviazione necessarie ad arrivare a Villasvena. Abbiamo litigato. Di brutto, come non facevamo da anni. Perché sono andata via da Milano senza dirgli nulla, perché ho rimandato l'esame di oggi, per Leonardo.
Abbiamo fatto pace, scelto le marmellate da portare a Silvia e mentre aprivo il cancello ha detto guarda che stamattina in università ho incontrato il prof, gli ho detto che eri qui.
E abbiamo litigato nuovamente.
Poi rifatto pace. Dimmi almeno che reazioni ha avuto. Nessuna. Ha preso nota dell'indirizzo.
Grazie. Adesso sì che sono un'anima in pena.
Aveva la faccia tipo "passo da casa, prendo su quattro stracci e vado",
forse senza nemmeno passare da casa, o tipo "studentessa matricola 000000
trovasi in località Villasvena, l'informazione è stata
memorizzata, premere ENTER per proseguire"?
- Ali, non aveva nessuna faccia, mi ha detto ah vabbuo e basta.
JEEEEEEZ come vi detesto, tu perché parli troppo, lui perché
non parla abbastanza.
Ogni due ore scendo al noce, oltre l'ultima curva prima del cancello, l'unico punto in cui funziona il cellulare, per vedere se ci sono messaggi di Leonardo. :'(
Telefonata di Alex, Ali non voglio che stai lì da sola.
Telefonata di Alberto, Ali non voglio che stai lì da sola.
Un po' di SMS di gente varia, la Vale, la Roby, Fede. Cogliona cosa ci fai a Villasvena sabato veniamo su tutti per il carnevale. Grazie per avermi invitato. Il piccolo chiede se gli porto i baci di dama, Gilberto se può usare il mio scooter. Il che vuol dire che lo sta già usando e ha fatto qualche casino. :|
Ho deciso che dovrei iniziare a suonare la chitarra. Studiare il russo. Fare il giro del bosco a nord in meno di venticinque minuti. Imparare a ballare il tango. Farmi dare la ricetta del pollo tikka masala dai contadini. Finire il puzzle della tigre, che è qui sul tavolo di sala da quando ce l'ha lasciato Alex. Mangiare. Non pensare a Leonardo... :"(
Se Leonardo dovesse arrivare a Villasvena, non potrebbe non notarlo. :D
Sì, stasera sono frizzantina, ho capito tutte le domande e so che
Leo conosce tutte le risposte, e domani (è un altro giorno) domani
sarà qui e tutto sarà bellissimo. :D
Basta crederci. :)
Sprofondo nella mia poltrona, credo di avere la febbre, mi si chiudono gli occhi dal pianto. Fa male. Va bene così.
Seguono indicazioni per recuperare un documento di cinque kavolo di pagine
incomprensibili.
Traduco sì, ma senza entusiasmo. Cosa accidenti è un leverage
buyout? Acquisizione con indebitamento? Ha senso? Boh. :|
Ma stanno bussando?
Oh, non facciamo scherzi, che qui sono da sola mi prende un coccolone secco.
:|
No, davvero, c'è qualcuno alla porta.
Paura.
E se... :D
- Chi è?
- Il bastardo. Con un messaggio da consegnare alla...
Cerco di aprire la porta, sono così agitata che mi tremano le mani
e non riesco a girare la chiave nella serratura, sbrigati sbrigati sbrigati.
- Leeeeo! :')
- ... mia bambolina dolcissima e crudele.
Mio. :D
Come sei brutto, un milione di baci, abbracciami, stringimi, mi gira la testa,
prof è tutto bellissimo, tutto tutto molto bello. :D
A parte la sirena. :|
Avevo già chiuso per la notte, ho dimenticato di levare l'allarme quando
ho aperto la porta. ^_^;
- Lasciami aspetta mettimi giù fermati, cioè entra in casa,
devo chiamare altrimenti arriva il ciccione.
- Bambolina calmati che mi fai paura.
Sì sì, sono calmissima, devo solo telefonare alla centrale altrimenti
mandano il vigilante a controllare, il ciccione che non c'ha una minkia da
fare tutta la sera, va a finire che non me lo levo di torno per le prossime
due ore. E avrei altre intenzioni, per l'immediato futuro. :D
- Rieccomi, aspe, mi metto le scarpe e vengo ad aprire il cancello, metti
la macchina nella rimessa, altrimenti domani la capra te la impiscia.
- Bambolina, dammi un bacio e cambia marcia, sono arrivato da meno di cinque
minuti e mi stai già facendo impazzire.
Sì. Tutto quello che vuoi. Te lo ripeto lentamente. Aprire cancello,
macchina, rimessa. Devo mimarlo? :)
Fatto, non era difficile. :)
Entriamo.
Benvenuto a Villasvena.
Di giorno, e senza pioggia, è un po' meno deprimente. :)
In sala, nel resto della casa si congela. Puoi sederti su questa poltrona. La mia poltrona. Io ti cedo il mio posto e tu?
- Vieni un po' qui, bambolina dolce.
Tu mi tieni in braccio, perfetto. :D
Posso offrirti qualcosa? Hai sete? C'è... acqua di fonte, latte e whiskey.
:|
- Piccola mia, che disastri hai combinato?
Eh? :|
- Sei pallida, hai perso ancora peso, le mani sono piene di tagli e questi
capelli...
Ah, i miei capelli! Non ti piacciono? :)
- Sembri la bambina Addams.
La bambina Addams. o_O
Oggi pomeriggio Chemila, la più grande delle ragazze indiane, mi ha convinto a provare l'henné. A parte il casino di impeciarsi i capelli con questa specie di terra e yogurt, non credevo venissero così neri. Adesso sono mora. :D
Speravo in un complimento romantico, sembri Esmeralda la zingara, non Mercoledì Addams. Perché non il cugino It, già che ci siamo? :|
Un fleuve d'Andalousie
Coule dans mon sang
Coule dans mes veines
- Pensavo non venissi.
Quanti baci, non ti lascio quasi parlare. :)
- L'ho pensato anche io. Sono partito da Milano alle sei.
Alle sei? E ke kavolo di giro hai fatto? :D
- Non me lo chiedere. Ho iniziato a perdermi appena uscito dal paese, dopo
mezzora ho chiamato Stefano.
Sì, buono quello, l'ultima volta che siamo andati all'Arcadia ci sono
voluti settantacinque chilometri per tornare a casa, sostenendo che Melzo
è un comune a pianta quadrimensionale e ogni tanto ci si ricade come
per magia.
- E con le sue indicazioni sono arrivato in paese. Un altro paese.
- Hai superato il baretto.
- Credo di sì, ma Stefano a quel punto mi ha detto di tornare indietro,
di girare a destra, a sinistra, al centro, che non sapeva dove mi trovavo,
che Silvietta l'aspettava, che mi conveniva chiamare direttamente te.
Zi. :D
- Solo che tu hai il cellulare spento.
- Non è spento, non prende.
- Stessa cosa, bambolina, pensaci. Richiamo Stefano, e mi sento dire di chiamare
Alex.
- Mio fratello. Era una buona idea.
- Una buona idea un ç°é*!!
Sorride. :)
- Mi segno il numero, chiamo e mi risponde una signora che parla francese.
- Isoke. La compagna di mio fratello.
- Bambolina, io il francese non lo conosco, dicevo Alex? Alice? e lei rispondeva
qualcosa che non so assolutamente cosa fosse ma NON erano indicazioni per
arrivare qui.
- Vabe, non potevi provare in inglese? Isoke lo parla perfettamente.
- Non mi è venuto in mente.
Che genio. :D
- Alle nove mi sono fermato a mangiare qualcosa in una specie di trattoria,
dove una signora anziana mi ha chiesto se ero di Caserta.
- Ma eri al baretto! Il figlio della vecchia del baretto ha sposato una ragazza
di Caserta.
- Lo so. Mi ha raccontato tutta la sua vita.
- E ti ha detto la strada?
- Sì.
E dal baretto a qui ci vogliono dieci minuti!
- Mi sono fermato davanti a tutti i cancelli della collina, sino a quando
non ho trovato questo bel messaggio.
Whops. :)
Stasera, in un momento di rabbia, ho aggiunto un "SEI UN BASTARDO"
alla cartellina appesa al cancello. ^_^;
- Poi non sapevo come farmi aprire, non c'è citofono, al telefono
non rispondi, ho provato a suonare il clacson ma evidentemente non mi sentivi.
No, quando piove non si sente. Devi fare il giro a piedi e bussare.
- E questo ho fatto, bambolina dolcissima.
Quanto mi sono mancati questi nomi deficienti. :D
- Adesso mi dici dove è il bagno, prepari qualcosa da bere, e poi
parliamo dell'elenco delle pazzie.
Hmmm. Ok. Di sopra, il primo bagno è dritto in fondo al corridoio.
Gli asciugamani sono puliti. Fa freddo. Prendo il latte. Ti bacio. :)
Torniamo sulla poltrona, sì? :D
- Bambolina, in questa casa si congela.
Eh, non te l'avessi detto. :)
Latte?
Si è messo gli occhiali, ha l'aria seria seria. :')
- Vediamo. Tutte le voci che comprendono il nome "Manfredi", le
cancelliamo.
- Ma...
- Shh. Manfredi, cancellato.
- Io ti voglio bene, tu mi vuoi bene, e anche queste le leviamo.
Mi vuoi bene. :D
- Definizioni. Sei la mia fidanzata. Io, il tuo fidanzato. Non sono un amico,
non sono il tuo professore, non sono quello che ti scopa.
- Fidanzato non è un po'...
- Zitta. Tu hai fatto le domande, adesso accetti le risposte. Se non ti va
bene fidanzato, puoi provare a sentire mia madre, che parla di te come se
stessimo per sposarci.
:|
- Questa voce sui miei bicchieri non la capisco, ma se per stare tranquillo
devo nascondere le stoviglie, mi adeguerò anche a questa pazzia.
Scemo. Ho scritto che non mi piace sapere dove sono i bicchieri per dire che
mi sento a disagio ad accamparmi a casa tua, con le altre persone con cui
sono uscita non ho mai condiviso questa dimensione domestica. :)
- Abbiamo finito l'elenco, bambolina, è stato facile. Adesso mi dai
un bacio come si deve e mi dici che sei felice.
Sì. Sono la persona più felice dell'universo. :D
Devo finire la traduzione per Alberto.
Leonardo si è addormentato, sono sulla poltrona, tra le sue braccia,
col portatile sulle ginocchia e un sorriso ebete stampato sul viso.
Sono felice. :)
Ho finito la traduzione, devo aver scritto delle cose fuori dal mondo, domani
cercherò di migliorarla.
- Leo? Andiamo a letto?
- Hmm, io sto già dormendo.
Ho detto letto, non dormire. Non sono sinonimi. :)
- Bambolina, vedi che sino a quando non metti su un po' di ciccia non se
ne parla.
AH!
Ma stiamo scherzando!
Ciccia poi lo dici a tua sorella.
Ma scusa, non ci vediamo da dieci giorni e adesso N I E N T E? :|
- Non essere sciocca, io sono preoccupato. Quanto pesi?
Te lo scordi.
- Dimmi quanto pesi.
- No.
- Dimmelo. Sono il tuo fidanzato, ho il diritto di saperlo.
Maffigurati, smettila di ridere. :)
- Non collabori?
Per nulla. :)
- Bambolina, stare con te è un mestiere a tempo pieno. Di sopra c'è
una bilancia, andiamo.
Dai che ti diverti a portarmi in braccio, ammettilo. :)
- Centoventisette chili! Renditi conto.
Sì. Siamo un obeso. Chiamiamo quelli dell'herbalife?
- Leva i miei ottantacinque chili e viene fuori che sei un passerotto.
Una cutrettola, magari.
Poi tu non pesi così tanto, stai esagerando. E sono le quattro del
mattino, non pretenderai che mi metta a mangiare adesso.
Adesso, sesso. :D
- No no, bambolina, mi sembra che ti spezzi in due.
Ok.
Io sopra allora. ^_^
Beh? Perché questa faccia seria?
- Bambolina, ma sei bellissima, perché pensi di dover dimagrire?
Sì sì, una bellissima bambina Addams. Credevi lo scordassi?
No, aspe, ma io non volevo dimagrire, ero qui da sola. Quando uno è
da solo, e triste, non ha voglia di mangiare. Insomma, mi sembra normale.
No?
Hmmm.
Leonardo?
Ti stai facendo un film sull'anoressia? :|
- Non è così, bambolina? Quarantacinque chili pesi, abbiamo
un problema. Sei tutta secca.
Eh? L'hai detto sottovoce, ma ti ho sentito! Torna qui, è inutile che
scappi, ti ho sentito e ti ho troppo sentito. Hai presente Misery non deve
morire? Adesso mi tocca spezzarti le caviglie per non farti andare via e torturarti
lentamente sino all'arrivo della primavera.
- E come fai, bambolina, se non riesci nemmeno a muoverti?
Vabe, genio, che ci vuole a immobilizzarmi, lasciami immediatamente e fatti
fare del male. :D
- Guarda, mi basta una sola mano per tenerti entrambi i polsi.
Perché hai le mani grandi? Che mani grandi che haaaai.
Hmmm.
Che occhi graaandi che hai.
Che orecchie graaandi che hai.
E.. basta.
Il resto è inutile. :D
A letto! :)
- Prof, sono agitata, agitata, agitata.
- Ma, bambolina dolce, non è la prima volta che dormiamo insieme.
Vabe, ma è diverso. :|
Oddio, mi piace così tanto stare tra le tue braccia che non sento
nemmeno più il freddo.
- Beata te, bambolina, io ho il metabolismo mediterraneo, sono abituato al
sole, al mare.
Pizza, mandolino e tarantella? :)
- Leo... mi sei mancato. Tanto.
- Anche tu mi sei mancata, piccola mia. I primi giorni ero così arrabbiato
che non riuscivo nemmeno a parlare.
- Me l'ha detto Giordano.
:)
- Ecco, quel giorno ero al massimo dell'arrabbiatura. Il mio compleanno,
mi sveglio e mentre faccio colazione, da solo, vedo Giordano rientrare dicendo
di averti appena accompagnata a casa, dopo che avevi passato la notte a Genova
a fare chissà cosa.
- Cioè niente.
- Non parlare, bambolina, potevi fare tutto quello che volevi.
- Cioè niente, comunque.
Che sorriso, Leonardo, un sorriso meraviglioso. :)
- Bambolina, io di volerti bene l'ho sempre saputo. Ho aspettato che lo sapessi
anche tu.
Sì. :)
Facciamo l'amore?
- Poi ho pensato adesso mentre me ne sto qui da solo ad aspettare come un
coglione, arriva un figlio di buona donna e si porta via la mia bambolina.
No. :(
Facciamo l'amore?
- Mannaggia bambolina non ti si può parlare. Tieni le mani sopra le
coperte.
Tieni le mani sopra le coperte? Sei troppo buffo. :D
Te lo dicevano da ragazzino? Fantasia masturbatoria dei quindici anni?
- E io che stavo parlando di quanto ti voglio bene.
- Sì, allora? :)
- Non ricordo.
- Nah.
- Quindici anni. Quindici anni precisi precisi?
- Daaai. :)
- Quindici anni. Ero al quinto ginnasio. Non ricordo.
Ok. Facciamo sedici. Prima liceo. Ricordi?
- Mi piaceva pensare che facevo l'amore con una ragazza e a un certo momento
lei mi chiedeva di sodomizzarla.
Altro? Questa non mi pare una grande fantasia, e poi mi sembra d'averla già
realizzata, per quel che mi riguarda.
- Per quel che ti riguarda, tu non è che proprio chiedi chiedi. Pretendi,
più che altro.
Stai facendo la vittima? :)
- Bambolina, la smetti di muoverti in questo modo?
Nno. :D
Facciamo l'amore facciamo l'amore facciamo l'amore. :)
- E vabbuo, mi arrendo. Hai un preservativo?
Quante scene. E no, niente gommini, ero qui da sola, cosa volevi che ci facessi,
i gavettoni?
- Tu hai gommini.
- Sì, ma sono nella borsa che ho lasciato in bagno.
Mii, no, io di sopra non ci torno. Tu vai.
- Chi è che vuole fare l'amore?
- Io. E lui.
- Allora andate voi due.
No-o. Tu vai. Pari o dispari, io dispari.
- Quattro, bambolina... vai.
No. Quattro, dispari. Tu vai.
Sono triste perché ho perso e ancora vuoi farmi prendere freddo? Vai.
:)
- Vado. Poi quando torno mi ricordi perché ti sopporto, eh bambolina?
Sì.
Aveva a che fare con quei favolosi pompini che ti faccio spesso E volentieri. Se non sbaglio.
- Non sbagli. E ricordo vagamente qualcosa a proposito del tuo culetto. Vedi
se ti torna in mente, mentre vado di sopra, e poi raccontamelo.
:D
- Te l'ho detto che mi sei mancato?
- Sì. Adesso dimmi che mi vuoi bene.
- Ti voglio bene.
- E dimmi che mi vuoi.
Ma se è da quando sei arrivato che ti sfarfallo intorno per convincerti
a inchiodarmi al letto. :D
- Via bambolina, dammi un po' di soddisfazione.
Ti voglio. ^_^
- Bambolina, è mezzogiorno, pensi di alzarti?
- Scinq
- Non tra cinque minuti, adesso.
- No. Scinque minuuti.
- Bene. Vado a fumarmi una sigaretta, e quando torno ti alzi. Mi dici come
si esce di casa?
- Undici dodici tasto verde.
Vabe, mi alzo. E siccome sono coraggiosa, faccio anche la doccia. :)
Leonardo è seduto sulla panca del melo. Beh, è bellissimo. :')
- Buongiorno. :D
- Ben svegliata, bambolina. Mi baci?
- No, sai di fumo. Posso stare qui con te?
- Io so di fumo e tu hai i capelli bagnati. Vai ad asciugarli e poi torni.
Hmmm. Abbiamo detto fidansato, non rompiballe. :)
- Mi aiuti a spostare i mobili in salone? Altrimenti aspetto che arrivi Stefano.
- Tutto quello che vuoi bambolina. Hai invitato Stefano?
Mah, veramente si è invitato da solo, come al solito. E non è
l'unico. Diciamo che se va bene arriverà una ventina di persone, se
va male dobbiamo cercare di abbatterli prima dell'ultima curva. Prof, è
carnevale, alegria! :D
- Oddio, bambolina, mi stai dicendo che tra qualche ora ci sarà l'invasione
degli studentacci?
Oh, mostro, studentacci a chi? :D
Comunque non è gente nostra, da Milano verranno in tre o quattro, gli
altri sono amici di Genova. Puoi stare tranquillo, quando non fai quella faccia
disgustata non si capisce che sei un prof. :D
Chiamiamo Giordano? Vuoi invitare altre persone serie? :D
Telefona, quando devi spiegare la strada parlo io. :)
- Bambolina, sono quasi le due e sto morendo di fame, cuciniamo qualcosa?
Zi. Tu metti su l'acqua e io scendo in dispensa.
- Alice!
Eh, eccomi, non urlare. :)
- Il gas! Non è collegato.
- Sotto, ci sono le bombole, collegale.
- Sei qui da una settimana e non hai mai cucinato.
No, mii, non ricominciare, ti straprego. :D
- Cosa hai mangiato, allora?
Vediamo. Non lo so, ho scroccato un paio di pranzi dagli indiani, e.. beh,
latte.
- Latte?
Sì, latte. Buono. :D
Hai presente Léon? Latte. :)
Mii, senso dell'umorismo ZERO.
Ho mangiato prosciutti, formaggi e papadamas. E latte. :)
- Dov'è la legna?
- Nella legnaia. Hmmmm. Non mi dire che hai intenzione di spaccare la legna
perché ti salto addosso.
*slurp* boscaiolo sessuoso :D
- Bambolina, si congela, almeno teniamo il fuoco bello alto.
Sì sì, boscaiolo. Sei sicuro di essere capace? :|
- Dov'è la legnaia?
- Dopo la caldaia.
- Caldaia? Bambolina, in questa casa c'è il riscaldamento e noi non
l'accendiamo per quale motivo?
- Perché non sono capace. Ci sono tutte delle cose da muovere, da fare,
da girare, kenneso. Riesce a farlo funzionare solo Alberto.
- Fammi vedere, dai.
Mio eroe. :D
Fantastico, è riuscito ad accendere il riscaldamento, ha rimesso in sesto la parabola (qualunque cosa sia un illuminatore), spaccato la legna e spostato i mobili del salone in cambio di un solo romanticissimo lavoretto di bocca davanti al camino. Conveniente. :D
Adesso andiamo a riposare, stasera fiesta granda.
Prof, tu da cosa ti vesti? :)
L'ha raccontato Alice, dal 15 febbraio 2006 al 1 marzo 2006. I post originali
sono sul blog. Ho corretto
qualche errore e riformattato. Se avete qualcosa da dire, qualcosa di carino
da dire, scrivete.
L'immagine nell'intestazione è "In Thoughts of You",
di Jack Vettriano.