senza perdere la tenerezza

Io, quando ci sono e quando ho voglia di raccontarlo

My one and only you

October 12th, 2009 by girliegirl

[ma anche un Altro]

Due passi indietro

A giugno, in perfetta sincronia col termine dell’anno scolastico, la genitrice si è fatta cogliere da una crisi di panico (o altra malattia mentale di cui ignoro il nome) di dimensioni stellari e ha deciso che il previsto soggiorno estivo in un college inglese avrebbe esposto il Piccolo al contagio della peggiore influenza del secolo, la febbre, i maiali, blablabla. Essendo una donna d’azione, le sono occorsi tre minuti scarsi per risolversi ad alzare il telefono e disdire le due settimane in Inghilterra. E l’accademia di tennis. E il corso di vela. E “Dipingi e saltella”, “Vivi nei boschi”, “Impara giocando”, “Gioca imparando” e tutte le altre minkiate in cui viene tipicamente parcheggiato il nano durante la stagione estiva. Non ho fatto in tempo a terminare di illustrare la mia proposta (”Diamogli un bacio in fronte, ficchiamolo nella bolla e mandiamolo ugualmente”) prima di scoprire d’aver vinto il concorso “Una babysitter per l’estate”. Perché io? Eh? Perché? PERCHÉ?

- Perché io lavoro, suo padre lavora, tuo fratello ha gli esami.

E l’altro fratello?

- Lavora.

Hm. Giusto. Ma non lavora poi tanto. Insomma. Lavoro più io, se proprio me la devo menare. E ho tutta l’intenzione di farlo.

Un passo indietro

Il dettaglio delle mie giornate al mare l’avevo delineato qualche post fa. Manca uno sviluppo, per altro piuttosto prevedibile: dopo alcune settimane passate vagando di stabilimento in stabilimento, il Piccolo ha stretto amicizia con un gruppetto di pari grado, obbligandomi così a prendere residenza nei Bagni più brutti della riviera delle palme (niente nomi. Brutti forte, cmq).

Tenendo il passo

Allora, questo stabilimento. Brutto. Caro come gli altri, ma brutto. Cogli ombrelloni stinti, i lettini che graffiano il culo, la doccia calda che però è fredda, la focaccia moscia, le passatoie incandescenti, il bar che c’è più roba nel frigo di casa mia. Perché l’abbiamo scelto? (ottima domanda)

Perché è talmente sgarrupato che i gestori non si danno pena di mantenere l’ordine teutonico e mugugnante che contraddistingue la maggior parte degli stabilimenti liguri.

Qui ai bambini è consentito correre, urlare, giocare a pallone sulla battigia, costruire il Pordoi per la pista delle biglie, rullare al biliardino e fare la guerra delle bombe d’acqua.

Il paradiso dei bambini.

L’inferno di tutti gli altri avventori, MA un purgatorio dei genitori (o facenti funzione), che in fondo sopportano di buon grado qualche disagio e un po’ di confusione in cambio della felicità del proprio pargolo.

A parte la cosa del bar.

A passo di fuga

Perché è estate, fa caldo, l’uomo è rimasto in città e io ho bisogno di leccare qualcosa di buono.

Lancio un urlo al nano (”Torno tra cinque minuti, cerca di non uccidere nessuno. Te compreso”), prendo il cappello, gli occhiali da sole, il portafogli, l’ipod e spensierata e sciocca mi dirigo verso il bar dello stabilimento accanto.

Il bar ha forma di semicerchio e offre, nell’ordine:

  • una postazione cocktail, aperitivi, happy hour e molto spritz che quest’anno va di moda;
  • una postazione caffè, cappuccino, orrendo beverone caffelatte ghiacciato, teca brioche;
  • una postazione snack veloci, patatine, pop corn, cosi al formaggio;
  • una postazione autogrill, focacce, toast, panini imbottiti, rustichella, camogli;
  • la cassa.

Dietro la cassa, il congelatore Algida dei gelati. Non solo Algida. Ma Algida, per lo più.

Mi metto in coda alle spalle di un bambino brutto e di un tedesco ancora più brutto. Attendo, saluto, domando cortesemente un Magnum. Al cioccolato, grazie. Pago, attendo il resto, accenno mentalmente considerazioni oziose alle spalle del barista.

Che si trova dall’altra parte del semicerchio, dandomi – per l’appunto – le spalle e sta shakerando l’universo. È alto alto, magro magro, capelli scuri, carnagione scura. Indossa una maglia bianca, manica a tre quarti, il contrasto tra la pelle e la maglia è interessante, e poi ha queste grandi spalle quadrate, alto magro e spalle larghe, interessante, mi, lo sto solo guardando, guardare non toccare forse immaginare.

Ha smesso di shakerare.

Si è girato, mi ha guardata negli occhi – ha gli occhi neri – per la classica, interminabile, frazione di secondo e poi ha urlato.

- Tu!

Ma più forte.

– TUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUU!

Io.

Io sono scappata.
Col gelato in mano, senza aver ricevuto il resto, lasciando cadere lo scontrino, sono corsa via veloce velocissima coll’intento di raggiungere la mia cabina e chiudermi dentro sino alla fine della stagione.

Lui mi ha raggiunta dopo sei o sette metri. ._.’

Mi ha abbracciata, mi ha sollevata da terra, ho perso il cappello, e gli occhiali, ho detto “Idiota, mettimi giù”, non l’ha fatto, ha continuato a camminare tenendomi tra le braccia e io mi sentivo strana e molto molto più idiota di lui, imbarazzata, tutta rossa, con un braccio intorno alle sue spalle col portafogli e l’ipod e l’altro penzolone con quel kavolo di gelato in mano.

Igor.

Il passo successivo

E poi abbiamo parlato, come si parla con qualcuno con cui si era in confidenza (il mio ammmmore, il mio primo ammmmore, ho pianto un semestre quando m’ha lasciata. Entrambe le volte. Stronzo) e che non si vede da mille anni.

E poi lui ha detto: “Ok. Ci baciamo?” e io l’ho guardato come si guarda un bambino ritardato a cui si vuole bene. No, Igor, tesoro, non ci baciamo. Non ci baciamo perché sono passati mille anni da quando mi hai lasciata (stronzo) e adesso c’è un Altro – un Altro al quale sono molto affezionata – non ci baciamo perché (quanto coraggio. Che non ho) non ci baciamo perché (kazzo kazzo kazzo) non ci baciamo perché potrebbe piacermi.

Posted in Igor | 14 Comments »

Chi sono

October 4th, 2009 by girliegirl

[il primo post colle solite cose da primo post. una roba piuttosto eccentrica. l'ho trovata su Yahoo Answers]

Scrivi come ti chiami [Alice], quanti anni hai [27], poi descriviti fisicamente [sono alta centosettantacinque centimetri, peso mezzo quintale scarso, ho i capelli arancioni e per questo li tingo di rosso, ho gli occhi color nocciola, poco seno - pochissimo, ok - e un gran bel culo], segui dicendo dove vivi [a volte a Milano, a volte altrove], se ti piace la tua città [moderatamente].

Poi scrivi i tuoi hobby [non ho hobby. gioco a scacchi. ma solo se ho la certezza di vincere. scacchi contro scarsi], cosa ti piace fare nel tempo libero [ma gli hobby rientrano nel tempo libero o no? comunque direi: fare shopping. e sesso], cosa fai quando esci con gli amici [shopping. o sesso], la musica che ti piace ascoltare [tutta robaccia. Tiziano Ferro incluso, ma solo nei giorni di pioggia], e infine concludi dicendo cosa vorresti fare da grande [la ministra] e quali sono i tuoi sogni [sposarmi e avere tanti bambini].

Fatto.

Vi amo molto, grazie per essere qui.

Se ci siete.

[Prima o poi metterò a posto il template.]

Posted in wasting time | 21 Comments »